Referendum Costituzionale: le ricerche degli italiani su Wikipedia

In un momento storico in cui la sondaggistica presenta limiti di metodologia e di aderenza alla realtà, un modo alternativo e più preciso è rappresentato dalle interazioni degli utenti sul web.

Riposte le varie enciclopedie negli scaffare a prendere polvere, le risposte sono sempre più spesso ricercate su Wikipedia.

Per effettuare questo tipo di analisi, un ottimo strumento è Wikilytics: una dashboard interattiva che consente di verificare i trend relativi alle pagine di Wikipedia in diverse lingue.

Analizziamo, dunque, le 5 pagine maggiormente ricercate su Wikipedia in lingua italiana per la giornata di ieri, lunedì 5 Dicembre 2016.

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Parole chiave più ricercate su Wikipedia (lingua: it, data:05/12/2016)

Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro: all’indomani della consultazione referendaria, la pagina più visitata è quella dell’organo che sembrava destinato a sparire. Le sue competenze limitate e la sua azione quasi nulla fanno sì che anche la pagina si presenti parecchio scarna.

Matteo Renzi: il premier dimissionario è il secondo argomento di interesse il giorno dopo la sconfitta. Si registra un notevole interesse anche sulle pagine in lingua straniera.

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Ricerche della pagina Matteo Renzi (Wikipedia, lingua: en, periodo: 07/11/2016 – 05/12/2016)

Legge elettorale italiana del 2015: Lo spettro delle elezioni imminenti ha portato gli italiani a documentarsi sulla legge attualmente in vigore qualora si andasse a breve alle urne (il c.d. Italicum)

Matita copiativa: chi l’ha fatta da padrone nelle ricerche il giorno stesso del Referendum è la matita copiativa. Complici le polemiche dei grillini e di Piero Pelù, questo oggetto misterioso ha attirato sulla propria pagina addirittura 266.908 visitatori in sole 24 ore.

Referendum costituzionale del 2016 in Italia: last but not least, il protagonista del weekend: il referendum. La pagina è parecchio dettagliata e ricostruisce la genesi del progetto di riforma costituzionale, la cronologia e gli schieramenti della campagna referendaria, sondaggi e risultati.

Nel periodo di riferimento dal 26 Novembre al 5 Dicembre 2016, la gerarchia delle parole ricercate vede in testa il CNEL seguito dalle Matite copiative. Il dato è abbastanza curioso poiché prova come gli argomenti che hanno avuto maggior appeal sugli internauti non fossero strettamente correlati con il merito della riforma da votarsi.

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Visualizzazioni delle 5 pagine più ricercate (Wikipedia, lingua: it, periodo: 26/11/2016 – 05/12/2016)

Se volete fare le vostre ricerche, provate Wikilytics e lasciate pure un commento con le vostre considerazioni e i suggerimenti su come rendere questo strumento più flessibile per le vostre esigenze.

Android WhatsApp | How To Fix Contact List Disappeared

Since a few days I am experiencing an issue with Whatsapp Contact List. I am using a Samsung S5 SM-G900F Android 5.0,  I have updated the latest version of Whatsapp (version 2.12.317).

When I want to start a new conversation, I cannot get any contact in the contact list:

whatsapp-no-contact-available

After a while I realized that I had a sync problem of my Android. I cumulated in the Contacts Storage 1.13 gb of crappy sync issues and it wasn’t able anymore to read any information from my contact list.

The solution is pretty easy:

  • Disable Sync from the drop down menu
  • Go To Settings > Application Manager > All > Contacts Storage
  • Select Clear All Data
  • Enable Sync from the drop down menu

After a few seconds your telephone will start again to refresh the contact list and everything will be restored correctly.

Come installare Scrapy su Windows in 5 semplici passi

Per motivi professionali o ricreativi possiamo avere  interesse a collezionare e indicizzare dei contenuti online (es. offerte di lavoro, indirizzi email, classifiche, liste, foto etc.). Tali contenuti possono essere facilmente raccolti utilizzando dei motori di ricerca che possiamo personalizzare a nostro piacimento.

Secondo la definizione di Wikipedia:

Un crawler (detto anche web crawler,spider o robot), è un software che analizza i contenuti di una rete (o di un database) in un modo metodico e automatizzato, in genere per conto di un motore di ricerca.

Scrapy è un software open source che permette di creare i propri webcrawler. Sebbene la sua sintassi sia intuitiva, l’installazione in windows è molto complessa a causa di molti pacchetti assenti nel sistema operativo.

Sample Scrapy Code

 

Di seguito la prima guida in italiano su come procedere all’installazione in cinque semplici passi:

  1. Installate Python 2.7x: il pacchetto non è ancora supportato nelle versioni più recenti di Python (3.x). Potete cliccare di seguito per scaricare Phyton 2.79
  2. Installate Microsoft Visual C++ Compiler for Python 2.7: nell’installazione di molti componenti aggiuntivi di Python avrete probabilmente incontrato l’errore seguente: error: Unable to find vcvarsall.bat Potete scaricare direttamente dal sito di Microsoft l’estensione che vi permette di risolvere questo problema.
  3. Installate lxml: lxml è la libreria che permette di processare XML e HTML in Python. Invece di complicarvi la vita ricostruendo i pacchetti da scaricare in .tgz, potete seguire queste semplici istruzioni:
    • aprire il prompt dei comandi (cliccate sul simbolo di windows e digitate cmd)
    • eseguire il programma come amministratori ed entrate nella cartella di installazione di Python
    • (per chi non ricordasse DOS) siccome sarete ridiretti automaticamente alla cartela C:/User/[il vostro nome], è necessario digitare due volte cd.. + Invio . Da C:/ digitate cd Python27 + Invio e poi cd Scripts + Invio
    • a questo punto digitare pip install lxml e l’installazione sarà completata in pochissimo tempo.
  4. Installate pyOpenSSL e Service Identity: questi due pacchetti vi permetteranno di navigare con i vostri crawler in maniera ai protocolli crittografici più diffusi (SSL, TSL etc.). Per l’installazione dei due file dovrete scaricare i moduli sul sito del Python Package Index, ovvero pyOpenSSL e Service Identity. Per la loro installazione dovrete:
    • estrarre il contenuto degli archivi in una cartella
    • aprire il prompt dei comandi
    • entrare nella cartella in cui sono stati installati i pacchetti [suggerimento: siccom i nomi sono piuttosto lunghi e contengono le specifiche della versione di riferimento, potete richiamare semplicemente la cartella scrivendone parte del nome es. cd pyOpenS*)
    • digitare setup.py install
  5. Installate Scrapy: ora che tutti i requisiti sono soddisfatti, potete seguire le medesime istruzioni del punto 3. e digitare pip install Scrapy

Ho scritto questo articolo perché non sono un utente esperto di Python e ho incontrato moltissime difficoltà nell’installare Scrapy. Gli utilizzi che ne sono fatti sono svariati, come si può vedere anche dalle testimonianze raccolte sul sito del progetto.

Ovviamente l’installazione è solo il primo passo. Vi consiglio di seguire questo tutorial per cominciare ad avere un’idea di come muovervi una volta che Scrapy è installato.

Se avete qualche domanda, sarò lieto di provare a rispondervi. In ogni caso, sentitevi liberi di lasciare un commento per qualsiasi cosa.

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Una meschina pubblicità: sciopero della polizia e “colpi accidentali”

Sappiamo tutti in che condizioni versino le casse del nostro Paese e chiunque abbia un amico nella polizia o nell’arma può vantare una collezione di aneddoti alquanto imbarazzanti.

Sin dai tempi della della campagna sul fronte orientale, l’inadeguatezza dei mezzi a disposizione dei protettori dell’Italia ha costituito un problema in termini di sicurezza e di vite umane. A quell’epoca non si potevano contare i dispersi e la ritirata ha visto rincasare solo una misera parte delle giovani vite spedite in una scellerata missione.

Italiani al fronte russo durante la seconda guerra mondiale
Italiani al fronte russo durante la seconda guerra mondiale

La nostra polizia al giorno d’oggi è una barzelletta. In un Paese, oltre all’etica, sono gli stipendi a rendere la gente corrotta. I tutori della legge spesso pagano di tasca propria la benzina per eseguire ricognizioni in pattuglia e sono canzonati in un clima carnascialesco, quasi da stadio. Beninteso, non sto cercando di giustificare certe condotte, ma soltanto vorrei contestualizzarle.

Il congelamento degli stipendi della Pubblica Amministrazione sembra un provvedimento necessario, ancorché legittimo. In un Paese normale mi sarei aspettato un dialogo tra le parti e una soluzione si sarebbe potuta raggiungere di comune accordo. Ma la ragion di stato (ma soprattutto l’Eurotower e chi davvero la governa) ci richiede altro.

In una tristemente celebre intervista dell’ottobre 2008, Cossiga indicava chiaramente la linea da seguire con i manifestanti: non rimetterli alla giustizia, ma fomentarli affinché alienino da sé i favori dell’opinione pubblica.

Nel solco della storia di un Paese governato da vigliacchi, penso che ancora una volta si sia cercata l’eversione dal dialogo. Un possibile allineamento sindacale dei Carabinieri sulla posizione della Polizia è stato pagato caro. Proviamo a tralasciare per un attimo una vicenda umana che, per quanto drammatica, rimane pur sempre discutibile. Infatti, tre ragazzi a bordo di un motorino che invece di fermarsi all’alt! intimato dagli agenti, scappano a gambe levate impongono al tutore della legge l’impugnatura dell’arma e il colpo accidentale non si sarebbe mai verificato se le persone in questione avessero rispettato le più elementari norme del vivere civile.

Ma a noi questo non basta. Alla Renato Carosone, la stampa di oggi Vuò Fa’ L’Americano. Il mondo si è commosso e le emozioni sono esplose di fronte all’omicidio del ragazzo di Ferguson. Perché non riproporre lo stesso Made in Naples? L’odio per una polizia ingiusta e violenta è nell’aria (per quanto provenga da oltre oceano) e cavalcando l’onda si è potuto colpire chi oggi è più scomodo: il poliziotto.

Gli editoriali patetici di molte testate nazionali evocanti alla protezione della camorra (soprattutto da parte di chi si fa bello con le parole di Saviano) o i commenti beceri comparsi ovunque sui social network, fanno pensare che ad essere sconfitto sia qualche dipendente pubblico capriccioso (carabiniere o poliziotto che differenza fa per l’uomo medio?) e il suo sindacato lezioso.

Miei cari concittadini, chi ci ha rimesso oggi sono soltanto il cittadino e la sua incolumità.

Pensateci e buonanotte.

Act React Impact

In fondo a destra: l’Europa tra diserzione delle urne e ristrutturazione sociale

La risposta che spesso si riceve in momenti di impellente bisogno è il classico “in fondo a destra”. A distanza di qualche settimana, mi pare il momento opportuno per commentare con maggiore lucidità quanto avvenuto lo scorso 25 maggio in occasione delle elezioni parlamentari europee.

Raggiunta la fase della crisi in cui ormai la maggioranza della gente è rassegnata al sorpasso di un punto di non ritorno, ci si poteva anche attendere un crollo dell’8,6% dell’affluenza alle scorse elezioni europee. Un dato che probabilmente non molti analisti hanno sottolineato è rappresentato dal fatto che i membri più giovani dell’Unione non siano arrivati al 30%, mentre altri Paesi quali Italia o Grecia hanno espresso in maniera abbastanza folta le proprie preferenze:

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Premesso ciò, richiamerei alcune questioni che possono darci uno spaccato abbastanza interessante della situazione attuale. La Grecia oggi è diventata terra di conquista per investitori stranieri: per sopperire alle incombenze imposte dai rapporti che intrattiene da più di un lustro con il Fondo Monetario Internazionale, la più grande infrastruttura portuale – il Pireo – è stata definita qualche giorno fa’ dal premier cinese Li Keqian  come “la Porta di ingresso della Cina in Europa” mentre annunciava nuovi investimenti per la zona a fianco dell’omologo greco Samaras.

In Italia non si elegge un presidente da ormai tre mandati e persino il ministro dell’economia non ha ritenuto opportuno prestare giuramento insieme ai colleghi al momento dell’insediamento. Invece di ristabilire la pace sociale e discutere misure a sostegno di una popolazione vessata dalla disoccupazione, ci si è affrettati ad annunciare contestualmente alla diffusione degli ultimi dati ISTAT gli arresti di personalità di spicco nella gestione del Mose – programma nato tra tangenti e tafferugli di cui oggi pagano le conseguenze amministrazioni tra le meno colpevoli – facendo fuggire anche gli ultimi scellerati capitani di ventura che avrebbero ancora potuto investire nel Belpaese.

Persino il taglio dei tassi di interesse adottato dalla BCE, riproducendo in maniera sequenziale e ritardataria i provvedimenti della FED sperando nei medesimi risultati, porterà inevitabilmente a una svalutazione della moneta unica favorendo in parte esportazioni e investimenti diretti esteri in direzione dell’Europa, ma complicando ulteriormente la situazione di chi – invece di ricevere linee di credito dalle banche come promesso da Draghi – vedrà i grandi capitali fuggire verso altre banche centrali rinforzando ulteriormente altre valute e altri Paesi, la Cina in primis.

Allora non mi stupisce la diserzione alle urne. Non stupisce nemmeno la svolta populista nelle democrazie più potenti in Europa governate da leader senza carisma né idee e succubi delle direttive di chi ne tiene i redini di un’economia decadente.

Quale risposta dare a questa situazione? Dove trovare la soluzione? La mia risposta è semplice e frequente nei momenti di bisogno: in fondo a destra.

L’adozione di politiche protezionistiche nei confronti di concorrenti sleali – i quali traggono vantaggi competitivi dall’impiego di manodopera da soma – e l’applicazione di una reale politica delle frontiere comuni devono essere alla base di una ristrutturazione sociale innescando una sorta di nuovo maccartismo volto a isolare nuovi scenari di instabilità e a creare un’identità comunitaria. Bisognerebbe quindi cavalcare l’onda di populismo per assicurarsi risultati economici e sociali migliori di medio periodo che oltrepassino i cicli elettorali (negli stati in cui ancora si vota). Servirebbe una politica di mobilità fisica e culturale che permetta alle diverse anime europee di entrare in contatto e di sentirsi un insieme.

Personalmente ho avuto la fortuna di trascorrere periodi più o meno lunghi di diversi Paesi dell’Unione e posso dire di sentirmi europeo. Impossibile, però, riconoscersi nei Van Rompuy, Barroso o Schulz di turno.

Malgrado una forte coscienza civica, mi sento deriso da campagne denigratorie nei confronti dell’elettorato come Act. React. Impact.

 

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La frustrazione risiede nel fatto che le persone non parlano, non discutono idee o soluzioni. Anche una provocazione come questa, qualora trovi un’audience, provocherà reazioni minime simili a un raggio di sole nel Sahara.

Video Instagram protagonisti di un concorso cinematografico

Un’interessante iniziativa lanciata a settembre concilia l’estro cinematografico con l’utilizzo dei social.

Accedendo dal proprio account personale Instagram, e ricercando il tag #Cortocortina14, è possibile vedere ad oggi, fine novembre, più di 150 video di durata massima di 15 secondi caricati da utenti provenienti da tutti gli angoli della Terra. Si tratta del primo contest in assoluto che mette in gara video realizzati attraverso Istagram, ideato dal Festival Cortinametraggio e lanciato pochi mesi dopo il “via” dato dal social network di poter caricare clip di breve durata da condividere con la propria cerchia di seguaci. Come già per le foto, anche i brevi filmati possono essere modificati applicando fino a 13 filtri diversi, inoltre è possibile aggiungere effetti speciali visivi e spezzare la ripresa in segmenti, in una sorta di vero e proprio montaggio. Il formato dei video è sempre quadrato, come le vecchie Polaroid insegnano. Instagram è tra i social più diffusi, e conta ad oggi 150 milioni di utenti tra Adroid e iOS. Dal 21 novembre l’applicazione è disponibile in versione Beta sui dispositivi che utilizzano Windows Phone, anche se la possibilità di caricare video ancora non è prevista.

Cortinametraggio-instagram-festival

La sfida lanciata a tutti coloro che si riconoscono “video” Instantreporter, e che vogliono partecipare al concorso, è il saper raccontare in pochi istanti una storia, un’emozione o un luogo senza vincoli di tema o limiti al numero di video caricati.

I lavori vincitori del Contest di Cortinametraggio verranno proiettati durante le giornate della manifestazione, dal 20 al 23 marzo al Cinema Eden di Cortina d’Ampezzo, location dell’evento.

Per ulteriori informazioni e per scaricare bando di concorso ed entry form è sufficiente andare sul sito ufficiale dell’iniziativa.

Per iscriversi basta un click e potrete ritrovare tutti i video caricati sulla pagina ufficiale dell’evento su Facebook.

Ringrazio Margherita per avermi fatto scoprire questo concorso e vi lascio con il teaser di #Cortocortina14 :

Prepararsi alla Annual Performance Review

La fine dell’anno si avvicina inesorabilmente. Mentre già pensiamo a cosa mettere sotto l’albero per amici e cari, programmiamo vacanze cercando di far quadrare gli ultimi giorni di ferie rimasti e cominciamo a vestirci in maniera pesante lottando contro un inverno che – pare – sarà lungo e rigido, arriva il tempo dei bilanci sui propositi personali e lavorativi.

L’Annual Performance Review sarà un tema caldo per chi lavora nel mondo del privato e con questo post spero di aiutare me stesso e voialtri a preparaci al meglio.

Annual Performance Review

La fondatrice di Human Workplace, Liz Ryan, ha illustrato a questo proposito un’interessante breve lista di cose da fare e da evitare sulle colonne di Bloomberg Businessweek:

 to-do-yes
 tick-mark-no
Prendere l’occasione sul serio : si tratta di un momento unico di dialogo col proprio manager Non aspettare questo momento per chiedere un aumento di stipendio. Il budget potrebbe essere già stato definito
Essere preparati : redigere l”autovalutazione con cura, informarsi sullo svolgimento della review Non essere irrealisti : è molto probabile che la valutazione non sarà esaltante. Tutti possono migliorare
Focalizzarsi sulla big picture : il tempo a disposizione non è molto, meglio non perdersi su dettagli Non cercare scuse : “non ho potuto fare il mio lavoro perché qualcuno o qualcosa…”
Fare chiarezza : se non si capisce un feedback del proprio manager chiedere spiegazioni Evitare atteggiamenti remissivi e assumersi tutte le colpe.
Fare tesoro dell’esperienza : redigere una lesson learned mezz’ora dopo l’incontro Evitare il braccio di ferro

Diverse guide sono state scritte in proposito e pareri molto interessanti si trovano nel mondo anglosassone, dove l’attenzione a questo modello di organizzazione aziendale e di gestione delle risorse umane vanta una storia che affonda le sue radici in tempi non sospetti.

Segnalo pertanto una check-list redatta dal sito HRweb. In questa pagina troverete una lista abbastanza esaustiva di quello che si intende per essere preparati. Lo stesso sito internet ci offre una classificazione dei form utilizzati in questi meeting sulla base di tre categorie principali:

  • Narrative
    • Pro: feedback personalizzati, molti spunti di riflessione per la discussione
    • Contro: difficile comparare le prestazioni, richiede molto tempo
  • Numerical Scale
    • Pro: strumenti di misurazione concreti e oggettivi
    • Contro: impersonale, rischia di essere inutile per il lavoratore
  • Descriptive Scale
    • Pro: elementi di misurazione concreti ed oggettivi
    • Contro: scelta limitata nei feedback potrebbe comprometterne l’utilità

Credo che, tuttavia, tutto il lavoro di preparazione alla review debba muovere dalla risposta ad una domanda fondamentale:

Perché la mia azienda fa una Annual Performance Review?

Le performance per cui si è valutati prendono come metro di paragone dei KPI (key performance indicators, per l’appunto) che derivano dalla vision e dai valori dell’impresa per cui si lavora. In quest’ottica, anche il mancato conseguimento di un obiettivo quantitativo potrebbe non compromettere la valutazione generale – ivi sia rispettata la dimensione qualitativa del lavoro e i valori che animano la maniera di fare business.

Ritengo quindi piuttosto interessante ricorrere alla seguente piramide quando si compila un formulario in cui si richiede di autovalutrasi sulla base dei propri risultati:

KPI-Strategic-Alignment-Pyramid

Per concludere, un breve video di HowCast riassume parte delle cose dette in una chiave umoristica – utile a scacciare le preoccupazioni:

Sarei contento di conoscere la vostra esperienza e la vostra opinione su questo tema, perciò non siate timidi… commentate!

Il salto nel buio

Berlusconi condannato a sette anni per il Rubygate. Caroselli e grida di giubilo si sono levati ovunque in italia come all’estero: per una volta sembra che un’epoca sia davvero finita. Raccogliendo l’eco di questo entusiasmo, mi viene naturale sottoporre il mio primo pensiero “a bocce ferme” – come probabilmente si suole dire nell’ambiente delle cene eleganti.

L’Italia è un Paese strano, la sua storia è controversa e i suoi abitanti amano saltare con l’agilità di un grillo (ops!) da un carro dei vincitori all’altro. Chi fino a poche settimane prima veniva ossannato scandendo slogan quali dux mea lux, nel giro di pochi giorni si è ritrovato a vedere il mondo da una prospettiva ribaltata.

Duce piazzale loreto
Una foto d’archivio di Mussolini appeso per i piedi

In questo Stato in cui improvvisamente le situazioni si ribaltano e tutto viene messo sottosopra, episodi del recente passato mi portano a placare l’entusiasmo per una sentenza che, per quanto severa, resta pur sempre una sentenza di primo grado.

Probabilmente i nostri genitori, zii, amici e parenti avranno festeggiato o almeno tirato un sospiro di sollievo apprendendo la notizia nel maggio 1994 che Craxi aveva riparato in esilio volontario (o si era dato alla latitanza) ad Hammamet. Mentre una pagina triste della nostra storia andava spegnendosi all’ombra di una Tunisia guidata da quel Ben Ali protagonista recente di altrettanto tristi vicende, probabilmente molti pensavano si sarebbe inaugurata una nuova era che non poteva essere peggiore di quella caratterizzata dalla trattativa Stato – Mafia, del terrorismo multicolore e di una politica estera di passo profilo segnata dalla Guerra Fredda e da iniziative machiavelliche di capitani di impresa, in primis Mattei, che distribuivano in giro per il mondo mazzette per assicurarsi posizioni in mercati in cui l’inefficienza della rete diplomatica italiana non permetteva di avere sbocchi.

Ebbene, una nuova era in effetti è cominciata. Le stragi di Capaci e di via d’Amelio sono state l’ultimo virgulto di una mafia che ben presto non avrebbe avuto più bisogno di uccidere per dettare le regole del gioco, la crisi della lira e gli anni dei sacrifici per adattarsi a Maastricht. Persino l’aria di pace che sembrava circolare grazie alla caduta del muro di Berlino si è presto scontrata con la triste realtà della guerra nei Balcani e, poco più di un decennio più tardi, con l’11 settembre. Nel frattempo siamo entrati nell’euro, abbiamo visto andare in fumo risparmi di una vita grazie a bond argentini, Cirio o Parmalat, preludio di un sistema malato che sta alla crisi attuale come Guernica sta alla Seconda Guerra Mondiale.

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La celeberrima Guernica di Picasso

In questi anni siamo stati accompagnati da Berlusconi, emblema di quell’individualismo in cui si realizza l’American Dream all’amatriciana. E così, seppur con molte ombre, quest’ultimo ventennio ha visto sotto la luce dei riflettori un protagonista indiscusso in grado di shockare l’opinione pubblica italiana come quella estera, di farci passare agli occhi del mondo da Paese degli “spaghetti, pizza e mandolino” alla repubblica dei clown e – perché no? – di depravati maniaci sessuali disonesti.

Non voglio cedere sempre alla mia solita retorica del si stava meglio quando si stava meglio, ma – ammesso e non concesso che effettivamente sarà preso un provvedimento come l’interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi con una condanna in Cassazione per il caso Ruby – vi siete chiesti cosa succederà? Siamo proprio sicuri che il futuro sarà migliore?

Il problema di credibilità non riguarda la politica in senso stretto. Certamente in questi ultimi due decenni non sono state create valide alternative all’impero di Silvio da Arcore, ma tra gli scenari che si prospettano resto basito e con l’imbarazzo della scelta. C’è chi vorrebbe avere la Repubblica Guida Michelin in cui i perbenisti possono attribuirsi un numero di stelle inversamente proporzionale alla propria disonestà o un commissariamento totale (e non solo di fatto) di un Paese che si è avviato ormai da tempo sulla via dello scatafascio.

Allora probabilmente è vero, un’altra epoca si sta chiudendo. Purtroppo non vedo all’orizzonte l’entusiasmo della Costituente o la voglia di vivere Notti magiche inseguendo un qualche obiettivo. Vedo invece una nazione che dovrà rialzarsi da una crisi economica, politica e morale dolente per avere le ossa rotte in partenza.

Che dire allora di questo salto nel buio? Non lo so, ma la cosa mi fa sorridere ben poco, anzi, mi fa quasi paura…

Chi ha vinto le elezioni in Iran?

Le elezioni presidenziali in Iran si sono concluse già al primo turno. Con un sorriso stampato in volto ed un pizzico di sarcasmo sto facendo una rapida rassegna stampa per vedere che cosa raccontano oggi pomeriggio i giornali a tal proposito.

Hassan Rohani
Hassan Rohani

Hassan Rohani è da poco il nuovo presidente con il 50,68% dei voti. I giornali di tutto il mondo stanno celebrando questa svolta riformista di Teheran prospettando un avvenire di pace e amicizia con l’Occidente. Purtroppo non sono dotato di una sfera di cristallo, quindi non mi sento di svelarvi cosa ci riserverà il futuro, ma tengo a precisare alcune considerazioni in merito a questo risultato elettorale e a ricondurre il risultato di oggi ad un panorama più ampio.

Partiamo dai numeri. L’esito dello scrutinio viene proclamato come un’evento epocale. La vittoria risicata (per l’appunto 50,68% dei voti) è stata ottenuta a fronte di un’affluenza di circa il 72,7% degli aventi diritto voto. Nel 2009 Ahmadinejad vinse con il 62,6% dei voti e un’affluenza di circa l’82%.

Riformista. Esponente del clero iraniano, l’elezione di Rohani non può essere certo vista come una svolta progressista tout court. Se andiamo a vedere le vicende dei potentati che hanno sostenuto la sua candidatura, troveremo in primis Rafsanjani – ex presidente storico leader riformista noto più per gli affari di corruzione che lo vedono coinvolto e per le sue parentopoli piuttosto che per il aver il bene del Paese durante i suoi anni di governo – e di Khatami – eletto due volte presidente sulla base di promesse disattese di migliorare le condizioni di giovani e donne, nonché primo leader ad affrontare lo spinoso dossier nucleare dalla barra degli imputati.

La questione del nucleare. Rohani è passato agli onori della cronaca la scorsa settimana per via di alcune fantomatiche rivelazioni sul nucleare iraniano che potrebbero comprometterne l’approvazione dell’elezione da parte del consiglio dei guardiani.

Sull’origine dei problemi relativi al programma nucleare iraniano ho scritto un working paper nel 2009 in cui si mostrava chiaramente da dove derivasse la costruzione mediatica di questa “minaccia” per la pace e per la sicurezza globale. Per chi fosse maggiormente interessato all’argomento consiglio anche la mia Tesi di laurea triennale e un articolo che ho pubblicato sulla Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale.

Iran: dittatura o democrazia? Molti oggi parlano di queste elezioni come le prime vere elezioni democratiche in Iran. Lo stesso Ahmadinejad ha dichiarato via Twitter la propria soddisfazione per il corretto svolgimento delle stesse. Non dimentichiamoci però che tanto il grande nemico dell’Occidente non era un sanguinario dittatore, tanto il suo successore non sarà un carismatico leader democratico. Nei miei studi sull’Iran ho potuto tracciare in maniera sintetica e chiara il quadro dei poteri costituzionali nel Paese.

Quadro sintetico dei poteri costituzionali in Iran
Quadro sintetico dei poteri costituzionali in Iran

Per non appesantire eccessivamente questo post mi limito a rinviare a quanto già citato in precedenza. Si tratta di un sistema veramente affascinante e non semplice da capire. Come pare abbastanza chiaro, la maggior parte delle responsabilità e del potere decisionale resta in capo alla Guida della Rivoluzione e il presidente svolge il proprio mandato sotto un stretto regime di controllo da parte delle altre istituzioni.

Il quadro regionale. Le zone calde del medio-oriente in questi ultimi mesi sono principalmente tre: Iran, Siria e Turchia. A più riprese ci sono stati attacchi nei confronti dei singoli governi al fine che evitassero di formare un fronte comune potenzialmente egemonico nella regione. Per quale motivo dei regimi tanto diversi dovrebbero unirsi tra loro? La risposta pare ovvia: per via del tentativo di disegnare uno stato curdo nella regione a seguito della guerra in Iraq. Ricco di idrocarburi e sito da cui sgorgano le principali risorse idriche della regione, il territorio rivendicato dai curdi si trova proprio a cavallo di questi quattro stati.

In passato abbiamo assistito a diversi episodi, quali la Rivoluzione Verde del 2009- rivelatasi un fallimento perché orchestrata dal fondo per la diffusione della democrazia di Soros – o le crisi che hanno accompagnato l’uscita dei film turchi della trilogia Valley of the WolvesAl di là di queste azioni di soft-power molto delicate, tra il 2009 e il 2010 ci sono stati diversi incontri tra Ahmadinejad, Erdogan e Bashar Al-Assad per neutralizzare la minaccia curda nel proprio Paese (in particolare Pejak e PKK), cavallo di troia a stelle e strisce in zone ricche di risorse critiche. Il primo a cedere pare essere stato il leader iraniano, per gli altri sembra solo questione di tempo.

#Occupygezy: Chronicles from the Frontline

Tonight I want to handle for the second day in a row with what is happening in Turkey. I had the chance to meet in Twitter a few months ago Tuğçe Çolak, a Turkish student of the Galatasaray University living in Istanbul. She is deeply committed to the protest movement and sometimes she gave me some updates about the situation, so I asked her to write an article on this blog:

Tuğçe Çolak
Tuğçe Çolak – https://twitter.com/tugcecoIak

The municipality of Istanbul was working on a pedestrian road in Taksim square,to make the road larger.There is a park,named Gezi,next to the road.One day workers of the municipality wanted to cut the trees of Gezi park cause make larger the road.This Project announced by the municipality but no one have not said that they could cut the trees. Even oppositions parties-CHP,MHP,- Which approved this work, have not known something like that. The people have got angry and wanted to show their reactions, they have wanted to say “we will not let you to cut trees in here”. Some people thought that the government can build a hotel or quarters here and opposed that. They have met in Gezi Park and they set up tends,read the books,made musics,sang songs. No one have not do something wrong and the reactions of them was so legally.That was at evening of 30th May.

These people have woke up with polices attacks.Police squeezed them toxic gases and water cannon.Also some of the polices have imposed violence the protesters,hit them with a baton.

The people who have heard these, have gone to Taksim immediately.

Any channel did not broadcast these events.

Then,prime minister of Turkey have spoken about Gezi Park.He said that no one can stop us, we will build whatever we want.At this time, the Court of Cassation has stopped the working of pedestrian road or building something else in Gezi park.but prime minister has wanted to show all of us he can do whatever he wants,even the others government agencies says opposite.

There were some protesters who have attacked to the polices but there were many injured people from protesters. Polices have not let the ambulance to get Taksim, and some volunteers doctors have gone to Taksim and tried to help to injured people.Now, the ministry of health has sued these doctors,some of them are just students in faculties of medicine.

Police have stepped back from Gezi park completely at the evening of June 1th.

Many of shops were close and just people have been walking down the Taksim square.There was no car,just people were walking and shouting slogans like resign Tayyip. There were some musicians there and they have made great musics with their instruments. Despite the different ideologies, many people were together there.

People, all around the Turkey have wanted to show their same actions with peoples who were in Taksim. They have shouted slogans and make noises with their pots and spoons every evening at 8 pm. This was amazing. At Besiktas – a big county and close to Taksim – people have walked together and it was very crowded. Police attacked them.There were fires and again some injured people. Police attacked them because there is a hotel in Besiktas which contains the special staying room of prime minister Erdogan, and also build by some companies which related with Erdogan .Police were afraid of that the people could damage the hotel and attacked.

On the 5th day,people have decided to meet just in Gezi park. In there, there were not polices. People have eat something together, sung dongs and helped together.

İt was a little look up to Gezi park and turkey.  There are so many things to tell but there are some different sources which give us different news. Its hard to be sure that everything we have heard was true. You can follow these blog and see some photos from here: http://occupygezi.blogspot.com/ .

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#Occupygezi: what is going on in Turkey?

The Western Medias use to be sensationalist about every type of movement or protest. A few months after the Arab Spring, something else is changing in the countries bordering the Mediterranean Sea.

Less than a week ago The Economist wrote a short editorial about #occupygezi and the actual Turkey’s troubles. I have asked what is happening to my friend Çağla Balaban, a Turkish student:

To answer your questions on what’s going on in Turkey:

#occupygezi protests in Turkey are not about just a park; they are about freedom, rights and liberties, representation, separation of powers, responsible foreign policy, human rights, gay rights, women’s rights, environment, animal rights, university autonomy, separation of religion and state, free media, respect for our cultural and historical heritage, respect for our way of life, honoring Ataturk and our founding fathers/mothers, transparency, science and arts, plurality, peace, democracy, empathy, sympathy, solidarity, youth, a better future for ourselves and our children and yes, preserving a beautiful public park at the heart of Istanbul.

It is an above politics, nonpartisan, spontaneous peaceful people’s movement.

occupygezi+protest+turkeyI consider the presence of several points of view about what happens all around the world as a great opportunity offered by the web. In this case, I would share with you my friend’s feelings on this delicate issue because I’m aware that usually people don’t have the chance to have a direct overview on this situation.

You can find more contents about this topic just checking out the hashtag #occupygezi on Twitter.

Carriere nell’Unione Europea: alcuni preziosi consigli su come trovare la propria strada

Interessati alle carriere nell’Unione Europea, molti di voi probabilmente hanno ricercato diverse volte informazioni su esami, concorsi, tirocini o contratti. Un sito a cui mi sono affidato diverse volte è Online Eu Training nel quale è possibile trovare diversi webinar e materiale per prepararsi al meglio per questo genere di selezioni.

Le indicazioni fornite nel corso dello scorso mese di maggio da Andras Baneth sono senza dubbio molto preziose e un’ottimo spunto di riflessione sulle carriere nel quadro degli affari comunitari.

Il percorso da svolgere, quindi, prima di intraprendere un percorso negli EU affairs prevede:

  1. Innanzitutto è necessario capire quale sia il tipo di lavoro più adatto alle proprie caratteristiche e aspirazioni.
  2. A questo punto è necessario conoscere i metodi di selezione del personale. Per esempio, le istituzioni comunitarie ricorrono quasi sempre ai test EPSO, mentre le Agenzie a una selezione sulla base del curriculum.
  3. Scegliere un lavoro che permetta di progredire in un mix equilibrato tra sfide e competenze.
  4. Scegliere un lavoro che renda felici sulla base di quelle che sono le proprie aspettative.
  5. Ottimizzare i propri sforzi: scegliere un profilo specializzato per il proprio ingresso nel settore più consono.
  6. Esercitarsi in modo da conoscere a menadito  la metodologia d’esame.
  7. Fare un piano di studio composto di scadenze entro cui completare lo studio in maniera individuale o di gruppo.
  8. Candidarsi laddove si hanno le maggiori possibilità di avere successo.
  9. Definire chiaramente i propri obiettivi professionali.
  10. Preparare attentamente il dossier di candidatura con riferimento alla propria posizione geografica.
  11. Il layout e il contenuto del curriculum.
  12. Elementi extra vari (es. il giorno di invio della candidatura).
  13. L’importanza della fortuna.
  14. Minimizzare il rischio.

Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento, riporto di seguito il webinar integrale:

Infine, è disponibile un riassunto dell’intervento in inglese sulla pagina di EuTraning.

Ecco alcuni siti utili per trovare offerte nel settore degli European Affairs:

Consiglio inoltre di tenere monitorati diversi gruppi di Linkedin e profili di Twitter specializzati nella discussione di tematiche inerenti a questo tema, piuttosto che nella pubblicazione di offerte di lavoro.

In particolare:

Potete inoltre utilizzare social network più specializzati o altri canali privilegiati per questo tipo di discussioni.

 

 

Come sopravvivere ai colloqui di lavoro di gruppo

Nel percorso di ricerca di lavoro che mi ha accompagnato in questi ultimi mesi, ho avuto modo di provare un po’ tutte le forme di selezione a disposizione dei recruiter. Tra queste penso sia importante raccontarne un paio relative ai colloqui di gruppo.

colloquio di gruppo

Ricercando materiale sulle selezioni di gruppo, Google rimanda ad una serie di blog e webzine in cui ciascuno sostiene di aver scoperto l’acqua calda. Nel corso della mia esperienza, ho visto che un incontro collettivo è generalmente suddiviso in due momenti:

  • un momento di presentazione individuale di fronte al gruppo;
  • la soluzione di alcuni case study.

In particolare, riporto l’esperienza di selezione presso GiGroup e presso il quarto gruppo bancario italiano. Penso che tutti sappiano che nella sua attività di sourcing per conto di terzi, GiGroup si occupa della selezione di profili che poi saranno segnalato ad aziende clienti.

Il test collettivo (10 persone)  proposto da questa agenzia di selezione si compone, come dicevamo, di due momenti:

  • parlare in pubblico: un primo momento in cui è somministrata ai candidati una lista di affermazione sui temi più disparati (dai viaggi alla famiglia, dal femminismo al crollo demografico) tra cui sceglierne una, pensare a come motivarla in cinque minuti ed argomentarla in tre. La prova non presenta in sé alcuna difficoltà insormontabile, ma credo piuttosto che serva soltanto a valutare la capacità di una persona di improvvisare un impianto argomentativo e la capacità di motivarlo con efficacia in pubblico.
  • case study: si tratta in sostanza di un gioco di ruolo in cui a ciascuno è assegnata una funzione all’interno di un consiglio di amministrazione di un’impresa che opera nella green economy e rappresenta una divisione tra Amministrazione, Prodotto, R&D, Marketing, Risorse umane. Anche in questo caso non sono richieste competenze tecniche, è riportato quando da argomentare e l’obiettivo finale è conseguimento di una scelta comune sulla ripartizione di un budget in funzione del raggiungimento di alcuni obiettivi.

Come si sarà notato, si tratta essenzialmente di test in cui uno mette in luce alcuni aspetti del proprio carattere in maniera quasi ludica. La cosa importante è attenersi alle regole del gioco, non voler strafare e sapersi ritagliare il proprio spazio con astuzia. Non bisogna essere necessariamente i protagonisti per fare una buona impressione: io, per esempio, ho tenuto un atteggiamento conciliante e un “basso profilo” cosicché alla fine ho potuto far emergere alcuni aspetti del mio carattere con autorevolezza piuttosto che con prepotenza.

Una volta superata con successo questa prova, si è contattati per un colloquio conoscitivo che permette alla società di completare l’idea che si sono fatti del profilo del candidato così da poterlo proporre eventualmente alle aziende loro clienti.

Per quanto riguarda invece il quarto gruppo bancario italiano, l’attività di gruppo è preceduta da un assessment presso la loro Academy. Si tratta di due prove da svolgere al computer:

  • un primo test psico-attitudinale che comprende prove di logica verbale ed astratta, nonché di calcolo. Si hanno a disposizione 30 minuti per 50 quesiti. Io purtroppo sono riuscito a farne solo 49, ma ho visto gente passare semplicemente anche solo con una buona metà delle risposte corrette.
  • un secondo test comportamentale che consiste nell’assegnare un grado di riconoscimento in una serie di 70 comportamenti in base ad una scala da uno a quattro.

Una volta convocati per l’attività di gruppo (8 persone), la struttura ricalca quella già descritta per GiGroup:

  • parlare in pubblico: ogni candidato è invitato a prendere qualche appunto sul modo in cui potrebbe presentarsi in base a aspettative e motivazioni professionali, informazioni personali utili ai fini della selezionequello che i tuoi amici direbbero di te. Come vedete non c’è molto da preparare e la prova si presta di per sé a vari livelli di interpretazione. Per esempio, io sono partito dalla considerazione che non mi chiedesse di raccontare studi ed esperienze (per i quali ci sono sia i cv che gli incontri individuali) e ho preferito parlare di me stesso, delle mie passioni, la mia curiosità, i viaggi, il mio essere un po’ nerd e il soprannome affibiatomi da alcuni amici l’estate scorsa mentre scrivevo la tesi in teoria dei giochi (Asperger). Altri hanno invece preferito utilizzare questa vetrina per illustrare quanto avevano fatto fino a quel momento. Sinceramente non so quale sia l’atteggiamento giusto, ma probabilmente non ce n’è nessuno. Anche in questo caso il discorso deve essere breve, conciso e brillante nei limiti del possibile.
  • case study: in questo caso i giochi di ruolo sono due. Il primo consiste in una simulazione di una riunione a livello dirigenziale all’interno di una banca per prendere alcune decisioni all’unanimità in materia di promozione di dipendenti, provvedimenti disciplinari, sponsorizzazioni o beneficenza, accesso a un programma comunitario di home banking e strumenti di marketing da adottare per il lancio di un nuovo prodotto. Alla fine di un’ora di discussione bisogna eleggere a maggioranza qualificata una figura di riferimento all’interno del gruppo. Il secondo è invece una discussione all’interno di un’impresa su come ripartire un premio tra i sei commerciali per premiarli dei risultati conseguiti. Ogni personaggio in questione ha evidentemente degli aspetti molto positivi e altri decisamente negativi quindi la scelta non è facilmente condivisibile.

A seguito di questa fase è previsto poi un colloquio individuale conoscitivo.

Mi farebbe piacere sfruttare questo spazio per confrontare esperienze di colloqui di gruppo, al fine di vedere ciò che ricorre più spesso e affrontarli di volta in volta con la serenità necessaria. Perciò non esitate: commentate condividendo la vostra esperienza!

Guerrilla JobSeeking: tra Marketing e Personal Brand [Italiano, English, Français]

Lo scorso weekend ho deciso di lanciarmi in una campagna di personal branding per ingannare le delusioni delle mancate risposte o dei rifiuti alla fine di alcuni percorsi di selezione per lavoro.

Molte persone si sono occupate di trattare il tema del come gestire la propria reputazione e le proprie esperienze come se si trattasse di un brand da promuovere. Non da ultima, la mia cara amica Social e SEO Consultant, Lavina Fuso Nerini mi ha segnalato l’articolo apparso su The Vortex Gestire la figura professionale online (parte terza): come usare gli strumenti digitali per realizzare dei cv creativi .

Ricercando una modalità di diffondere il mio resume per raggiungere head hunter e società alla ricerca di giovani creativi e svegli, ho scelto di ricorrere a una

 forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.

Da qui il nome Guerrilla JobSeeking, una ricerca di lavoro che cercasse di utilizzare fenomeni non convenzionali – come Twitter – veicolando il proprio messaggio attraverso canali classici – l’hashtag #twesume – per presentare in maniera eccentrica e aggressiva un resume non convenzionale:

Guerrilla JobSeeking
https://twitter.com/mauroberlanda/status/330651506846072834

Come un’azione di Guerrilla Marketing va valutata alla luce del profitto che ha generato (e non del numero delle vendite), ho scelto di inserire un riferimento al curriculum generato con Google URL Shortener al fine di poter monitorare le visite al profilo con uno strumento di Analytics – per quanto non molto accurato:

Analytics Guerrilla JobSeeking
Analytics della campagna di Guerrilla JobSeeking

Il principale problema che mi sono posto è stato il seguente: come rendere virale questa campagna?

Avrei potuto insistere sul contenuto: un curriculum presentato secondo le modalità dell’articolo a cui facevo riferimento a inizio post. La mia formazione e le mie esperienze, tuttavia, non si prestano eccessivamente a layout grafici troppo eccentrici o alla presentazione coinvolgente di un cv animato (penso per esempio al rendering di un portfolio di progetti). Mi sono quindi limitato a redigere un resume molto social a partire da “bottoni” che rinviano ai miei account su social network e social media, collegamenti a lettere di referenza, ai precedenti responsabili nel corso delle varie esperienze, testo della tesi, un’intervista al TG3 e una ad un blog musicale. Insomma, si può trovare una buona panoramica delle mie potenzialità professionali e del mio caratteri in poco meno di due pagine.

Ho provato allora a cercare canaliweb tribe attraverso cui veicolare questa iniziativa in maniera efficace. Ho ricevuto tanti complimenti e poche osservazioni molto costruttive e preziose. La condivisione, però, a qualche giorno dal lancio ancora tarda. Lo strumento che ho adottato per l’Analytics è certamente poco preciso (molte visite compaiono e scompaiono a distanza di poche ore), ma indica come a fronte di poco più di 55 condivisioni vi siano state circa 170 visite. Insomma, è come se ogni persona che ha condiviso questo link non abbia raggiunto più di altre persone oltre a sé stessa.

Questo risultato me lo spiego sulla base di alcune considerazioni:

  • in una situazione drammatica del mercato del lavoro, promuovere il proprio brand come potenziale lavoratore innesca dinamiche di concorrenza latente che porta a non voler sponsorizzare la ricerca di un potenziale competitor;
  • l’utilizzo di Twitter in Italia è molto limitato – 3 milioni scarsi di iscritti, di cui solo una percentuale minoritaria di utenti attivi – ed è terreno arido per questo tipo di iniziative: sarebbe stato più semplice probabilmente impiegare un altro social network, ma non sarebbe stato funzionale in termini di ricerca di una community in grado di raccogliere l’interesse della sfida posta con questo tweet;
  • il mio curriculum non è probabilmente così interessante oppure ho frainteso il mezzo: solitamente le persone riassumono in un #twesume le proprie esperienze, io ho cercato la provocazione, volevo offrire una miccia che in grado di innescare la curiosità a cercare di capire chi stesse dietro quelle parole;
  • non ho svolto un buona attività di promozione e di creazione di passaparola attraverso le web tribe di riferimento: mi sono rivolto ad alcune community di Google Plus, gruppi su Linkedin e cercato di innescare un passaparola attraverso condivisioni su facebook che non hanno avuto un buon ritorno.

Non considero questa esperienza conclusa. Al contrario utilizzo lo strumento di questo post per parlarne, chiedere consigli e lasciare a chi la possibilità di aderire e di contribuire lasciando un commento e dandomi qualche consiglio.

Perciò rispondete, reagite, ditemi cosa ne pensate, cosa potrei fare o cosa vi convincerebbe a condividere una campagna di questo tipo!

[A breve la traduzione anche in inglese e in francese]

Social Media Marketing: qualche segreto sui video virali

Il SMM è da sempre caratterizzato dalla forte impronta ricevuta da una determinata web tribe di riferimento per uno specifico social media. Possiamo ritrovare questi elementi sia nella sintassi (un tweet ha una lunghezza e una struttura grammaticale e logica profondamente diversa da un post su facebook o un articolo su un blog) sia nel linguaggio che varia da tribù a tribù.

L’anno scorso Adweek presentò attraverso questa infographic Data Points: Video Ads’ Greatest Hits | How we watch Web videos and the ads that surround them i principali trend sulla visualizzazione di video su dispositivi mobile e delle prestazioni della pubblicità in tale settore.

Infographic data mobil internet ads Adweek Per quanto questa immagine rappresenti i dati raccolti negli Stati Uniti dodici mesi fa, è presumibile trovare oggi una loro applicazione e attualità dovuta al ritardo della risposta del mercato e degli utenti italiani a questo tipo di dinamiche. Data la crescente importanza dei dispositivi mobili e delle diverse modalità di comunicazione specifiche di questi dispositivi, l’immagine e il video ricoprono oggi un’importanza senza precedenti. L’efficacia di una campagna è legata alla sua capacità di coinvolgere i destinatari e creare un dibattito attorno a sé stessa. MA persone sempre più disabituate a leggere preferiscono immagini o video informativi, quindi cerchiamo di capire come ottimizzarli.

Per inquadrare meglio la questione dei video virali suggerisco allora due approcci.

Un primo approccio che affonda le proprie radici in un mix tra analisi netnografica e quantitativa dei dati è quello proposto dall’esperto in marketing strategico Leonardo Pavanello. Nell’articolo 10+ suggerimenti per realizzare un video virale pubblicato su Ninjamarketing, introduce brevemente e spiega il funzionamento di base dell’algoritmo ShareRank™ messo a punto da Unruly Media, agenzia leader nella realizzazione di campagne viral.

Sulla base dei parametri presi in considerazione in questa formula di previsione di uno share rate gli elementi a cui suggerisce di fare particolare attenzione sono l’intensità della risposta psicologica e la forza della motivazione sociale che porta alla condivisione.

Esistono diversi tipi di risposte psicologiche che possono comportare tentativi di essere divertenti oppure di fare leva sulle emozioni. In questo periodo storico le emozioni a cui si ricorre con maggiore efficacia sono la nostalgia, la paura e lo shock, in quanto rappresentano degli stati d’animo che inducono le persone a condividere il contenuto. Ovviamente tale contenuto deve essere di qualità e – a tal fine – deve soddisfare alcuni requisiti in termini di informazione e coinvolgimento. Un trend che trova ampia applicazione in questo momento si basa sul fattore esperienziale coinvolgendo il consumatore attraverso azioni di marketing non convenzionale. Un altro elemento fondamentale è riuscire a trovare un nesso tra lo spot che si vuole realizzare e la vita reale del consumatore creando così occasioni di discussione sulla rete. Alcune riflessioni conclusive vertono su budget e seeding. Rimando quindi all’articolo dove potrete trovare esempi di video virali e una trattazione più dettagliata dell’argomento.

Una volta capito come impostare una campagna di questo tipo, per la sua realizzazione rimando a una breve guida operativa – Come produrre un video virale – ricca di preziosi consigli per promuovere la nostra attività o il nostro blog.

In effetti, l’approccio proposto da Millionaireweb è più simile a quello che potremmo aspettarci da un tutorial:

  • scegliere di un contenuto originale che sia utile o divertente;

  • distribuire efficacemente le informazioni all’interno del video e adottare la durata più opportuna;

  • curare con attenzione la scelta del titolo, della descrizione e degli altri elementi che possono permettere di realizzare un’attività di SEO efficace;

  • inserire url all’interno dei video su Youtube;

  • mettere in evidenza il proprio brand;

  • non insistere sulle vendite, ma prevedere sempre una call to action;

  • sperimentare in continuazione.

Sempre nella stessa guida potrete trovare una breve rassegna di software di video editing a pagamento per la post-produzione del vostro video.

In conclusione, facendo riferimento a questi testi e alla mia esperienza, è ragionevole affermare che il segreto di un video virale stia nel sapere individuare una comunità – o web tribe – di riferimento che sia target del nostro messaggio e da cui riprendiamo archetipi e linguaggio; veicolare il nostro messaggio attraverso gli influencer più opportuni e, infine, avere un contenuto che contenga novità in grado impressionare l’utente che nell’era del web 2.0 è sottoposto a continui stimoli e tentavi di inclusione all’interno di dinamiche partecipative che si svolgono sulla rete.

Strumenti SEO disponibili per chi usa Google Chrome – parte 1

Grazie alla sua rapidità e al suo semplice utilizzo, il browser Google Chrome ha saputo in questi ultimi anni affermarsi e oggi continua a conoscere una buona espansione grazie alla sua duttilità. Tra le estensioni che possiamo ritrovare nella sezione chrome://extensions/ alcune riguardano l’attività di Search Engine Optimisation. In questo articolo mi occuperò di fare una breve recensione dei plug-in che ho sperimentato in quest’ultimo periodo:

SEO for Chrome (3,5/5)

SEO for Chrome

L’estensione SEO for Chrome – creata dagli australiani Marketingabuse.com –  offre senza dubbio una panoramica generale delle funzioni che possono trovare applicazione nel posizionamento organico di un sito internet nelle SERP. In particolare, troviamo indicazioni in merito a:

  • Backlinks, il numero di link che rimandano al pagina che si sta visitando rilevati da Alexa, Google, MajesticSEO, Open Site Explorer e Yahoo Site Explorer.
  • Statistiche realtive ai Social Media, il numero di preferiti/condivisioni che un sito ha ricevuto da Twitter (tweet), Facebook (like), Delicious (bookmarks), Digg (diggs), Google (buzz) e StumbleUpon (Stumbles).
  • Pagine indicizzate,il numero di pagine indicizzate nelle principali SERP, ovvero Ask, Bing, Google, Yahoo, Baidu e Yandex.
  • Statistiche relative al traffico, il volume di visite ricevute dal sito secondo Compete.com, Google Ad Planner e Quantcast.
  • Statistiche relative al PPC e all’Organic Search, per comprendere la competitività di una pagina rispetto al pay-per-clic e il suo posizionamento organico, in particolare con riferimento al traffico di ricerca, parole chiave ricercate, budget PPC, traffico PPC e keywords PCC.
  • Cache, permette l’accesso alle versioni cache del sito attraverso Archive.org, CoralCDN, Google, WebCite.
  • Informazioni varie onsite (HTTP Status, Robots.txt e Sitemap.xml) e sul dominio (DNS, indirizzo IP del server, localizzazione del Server location, Whois).

Questo plug-in è uno strumento prezioso per principianti che vogliono approcciarsi all’insieme delle potenzialità della SEO e ne vogliono comprendere il significato – nonché l’utilità. Tuttavia, molte informazioni non sono disponibili per domini di secondo o terzo livello, rendendo così la sua operatività limitata per tutto ciò che è gratuito all’interno nel mondo dell’hosting. Inoltre, pare che l’applicazione non sia stata sviluppata negli ultimi due anni, data l’importanza accordata ad alcune SERP, alcuni social, ma soprattutto per i frequenti bug che si incontrano qualora si cerchi di andare più a fondo nell’analisi.

Pur non avendo la capacità di rappresentare uno strumento professionale, SEO for Chrome è un’applicazione molto utile per muovere i primi passi a livello amatoriale.

Giudizio Chrome Web Store: 4/5.

Mio giudizio: 3,5/5.

Website SEO Analysis and Reviews (1/5)

Website SEO Analysis Review Chrome Plugin

Il plug-in Website SEO Analysis and Reviews realizzato da appspyre.com consente di creare dei report relativi alla pagina internet che si sta visitando. Il menu che si apre cliccando sull’icono che riporta il PageRank della pagina apre una barra laterale in cui è possibile riconoscere alcune sezioni:

  • Overview: informazioni relative allo status del sito (attivo, non attivo), la platform (Operation Platform), il framework (Operational Framework, Control Framework, iFrames Analysis), informazioni sul dominio Whois (Current Server Time,

    Server Location, Alexa Country Rank).

  • View full analysis: il bottone dovrebbe rimandare a un report completo che include inoltre analisi dei 

    Meta Tags (Title, Description, Keywords), rilevanza degli Heading Tags

    Image Consistency, Words Consistency, www-Resolve Analysis, file robots.txt e disponibilità della 

    Sitemap, tipo di documento

    (doctype), tempo di risposta della pabgina, pagine indicizzate (Bing e Google), backlinks, statistiche relative al traffico e menzioni sui social (Facebook e Twitter).

La scheda di presentazione nel Web Chrome Store segnala queste possibilità straordinarie ed attribuisce all’applicazione una valutazione di 5/5. Ho riscontrato, tuttavia, che il caricamento della barra è molto lento e spesso non arriva a raccogliere i dati relativi al sito (in corrispondenza di ogni categoria il valore associato è n/a). Quando poi ho tentato di creare dei report completi, vengo sempre reindirizzato a una pagina che presenta il classico errore 404. Insomma, le intenzioni erano ottime e probabilmente l’applicazione nella primavera 2012 funzionava anche – dati i feedback positivi – tuttavia oggi si rivela un totale fiasco. La valuterei 1/5  nella speranza che venga sviluppata ulteriormente e realizzi il suo potenziale. Ad oggi è inutile installarla.

2.3 – Introduzione alla teoria dei giochi – Strumenti di soluzione: equilibrio strategico o equilibrio di Nash

In questo post introdurremo invece lo strumento di soluzione più noto al grande pubblico della teoria dei giochi: l’equilibrio di Nash. Premio Nobel per l’economia nel 1994, questo importante pensatore è conosciuto universalmente per la vasta applicazione che ha trovato il concetto di equilibrio strategico in tutti i campi, dalle discipline prettamente scientifiche a quelle umanistiche, ma forse ancor più per il proliferare di versioni romanzate della sua vicenda umana dopo il ritiro del prestigioso riconoscimento a Stoccolma. Proviamo ora a mettere da parte  l’approccio da cronaca rosa o da sussidiario con cui viene solitamente approcciato il suo contributo, ma proviamo a illustrarlo in maniera chiara e corretta.

L’equilibrio strategico è un insieme di strategie, una per giocatore, tale che ogni giocatore giochi una risposta ottima alle strategie adottate dagli altri giocatori. La risposta ottima (BR) per un certo giocatore è una strategia che massimizza la sua utilità attesa data la strategia adottata dagli altri giocatori.

Prendendo in esame il celeberrimo esempio del Dilemma del prigioniero, si avrà la seguente matrice di pay-off:

La classica rappresentazione della matrice di payoff del dilemma del prigioniero
La classica rappresentazione della matrice di payoff del dilemma del prigioniero

Si noti che se la risposta ottima per il giocatore I qualora il giocatore due giochi c è BRI(c)= C. Analogamene, BRI(nc)= C, BRII(C)= c e BRII(NC)= c. Pertanto la coppia (C,c) individua un equilibrio di Nash in strategie pure.

Si consideri ora un particolare equilibrio di Nash basato sul tipo, detto equilibrio Bayesiano. Di seguito è raffigurato il gioco Matching Pennies con informazione incompleta:

Matching Pennies con informazione incompleta
Matching Pennies con informazione incompleta

Si ipotizzi che sia conoscenza comune che θ1 assume il valore θ ̅ > 0 con una probabilità uguale a 0,5 e il valore -θ ̅ < 0 con una probabilità uguale a 0,5. In modo assolutamente simmetrico, si ipotizzi che sia conoscenza comune che θ2 assume il valore θ ̅ > 0 con una probabilità uguale a 0,5 e il valore –θ ̅ < 0 con una probabilità uguale a 0,5. In base alla rappresentazione in forma strategica ex ante di questo gioco, esistono quattro tipi di giocatori a cui si associa il seguente insieme di strategie: θ1=θ ̅ gioca come scelta ottima T, θ1= -θ ̅ gioca C, θ2= θ ̅ gioca t, θ2= -θ ̅ gioca c .

Infatti, dal momento che le strategie dei θ2 sono equiprobabili, se θ1 = θ ̅ gioca T avrà un’utilità attesa pari a 0,5(1+θ ̅ ̅) – 0,5 = 0,5θ ̅ ̅, mentre se decidesse di giocare C avrebbe un’utilità attesa pari a -0,5+0,5 = 0. Analogamente, se θ1 = -θ ̅ giocasse T avrebbe un’utilità attesa 0,5(1- θ ̅) – 0,5 = -0,5θ ̅ <0, mentre giocando C l’utilità sarebbe 0. Poiché anche le strategie dei θ1 sono equiprobabili, se θ2=θ ̅  gioca t avrà un’utilità attesa pari a 0,5(-1+ ̅) + 0,5 = 0,5θ ̅ >0, mentre se decidesse di giocare c avrebbe un’utilità attesa pari a 0,5-0,5 = 0.
Se, infine, se θ2=-θ ̅  giocasse t avrebbe un’utilità attesa 0,5(-1- θ ̅)+0,5 =-0,5θ ̅ <0, mentre giocando c l’utilità sarebbe 0.

Riconsiderando, ora, il gioco Matching Pennies nella forma classica:

Matching Pennies in forma classica
Matching Pennies in forma classica

Si nota immediatamente l’impossibilità di individuare un equilibrio strategico in strategie pure. Ricercandone uno in strategie miste, si ipotizzi che I giochi T con probabilità p e C con probabilità 1-p, mentre II giochi t con probabilità q, mentre c con probabilità 1-q. Se I gioca T la sua utilità attesa sarà uguale a q – (1-q) = 2q-1, mentre se gioca C sarà –q +1(1-q) = 1-2q. Pertanto:

mp_pq

Se II gioca t la sua utilità attesa sarà –p + (1-p) = 1-2p, se invece gioca c p – (1-p)= 2p -1. Di conseguenza si avrà:

mp_qp

Una volta rappresentate graficamente le curve di reazione p(q) e q(p), gli equilibri di Nash in strategie pure e in strategie miste saranno tutti e soli i punti di intersezione delle curve stesse. Il procedimento rimane invariato anche qualora si inserisca una perturbazione di Harsanyi legata al tipo θ. Ancorché piccolo, il valore di θ ≈ 0 elimina l’incertezza legata al fatto di giocare una strategia con probabilità 0,5. Pertanto la scelta non è più casuale, ma è
basata sul tipo θ.

Equilibrio di Nash come intersezione delle curve di reazione
Equilibrio di Nash come intersezione delle curve di reazione

Comparing CMS: WordPress vs Joomla [Infographic, Sitepoint]

In July and August 2012, Sitepoint published some articles by Mark Atkinson comparing WordPress and Joomla as content management systems:

These articles initiated a rich debate, with general agreement on the following idea: each CMS is a great choice with particular strengths that will appeal to users with differing needs, capabilities and situations.

Ricky Onsman, an Australian webdesigner, summarized theses conclusions drawing this great infographic! Discover which one is the best option for you:

Wordpress vs Joomla
Click on the image to enlarge it

How to Use WordPress for a Better Online Social Presence [Infographic, Webfuse]

A few days ago,  Webfuse  published an interesting infographic to show how the online social presence could be improved linking a WordPress blog to Facebook and Twitter accounts.

There are several kind of blogs in WordPress:  Personal, Business, Schools, Non-profit, Politics, Private, Military, Sports, How-to, Tips and Review. In any case WordPress can provide some advantages thanks to its Dashboard (where it’s possible to manage layout and contents), Flexibility, Security, Widget and Plug-ins.

Moreover, WordPress makes the Search Engine Optimization possible adding tags to each post and keywords to pages, assigning content to categories and creating media titles and descriptions.

A Twitter Integration allows to spread the content more efficiently, while using Facebook you can let people to connect to your brand and products.

https://games4joke.files.wordpress.com/2013/04/online-social-presence-with-wordpress_516e2fb34de80.jpg

Job Interviews: Hot to Succeed in Any Situation [Infographic; Interview Success Formula]

Today I was surfing on the Internet looking for some interesting job opening and I chanced upon this funny infographic. On April 9, Interview Success Formula gave its formula to succeed in every kind of Job Interview.It compares the 5 most common types of interview (in-person, phone, testing, video and group) and it jokes the Interviewers about their character (Robot, Bored Supervisor, Intimidator, Clueless Boss, Youngster, Nice Guy, Detail-Oriented Boss, Innovator, Seasoned CEO).

I don’t think actually that this infographic could be the solution to the job-interview issue, but it’s surely a nice way to reason about this topic and take some tips laughing.

How to Succeed in Any Job Interview

Get More Blog Pageviews [Infographic, Bitrebels]

I found several very interesting infographics on http://cdn.bitrebels.netdna-cdn.com/ Among these, my favourite was the one containing some tips for getting more visitors on WordPress:

  1. Post good content frequently
  2. Make your posts shareable
  3. Use tool for content curation
  4. Accept guest writers
  5. SEO
  6. Edit & proofread every word before it’s published
  7. Link building
  8. Email marketing the right way
  9. Break up a long post
  10. Use social media creatively

Enjoy this great infographic!

Get More Blog Pageviews [Infographic, Bitrebels]

Social Media e Lavoro: Le Company Pages su Linkedin

Trovandomi in questo momento alla ricerca di un’occupazione professionale, ritengo possa essere interessante mettere in luce alcune competenze o il modo in cui intenderei lavorare in determinati settori qualora me ne fosse data l’opportunità.

Recentemente ho cominciato a interessarmi in maniera concreta al Social Media Marketing e al Digital Marketing. Mi piacerebbe sfruttare lo spazio di questo blog per parlarne e illustrare il funzionamento di alcuni strumenti.

Un tool che non è ancora molto conosciuto o spesso non viene sfruttato a sufficienza sono le Company Pages su Linkedin. Di seguito riporto una presentazione in cui vengono raccolti consigli e best practice delle imprese che meglio hanno saputo sfruttare questo strumento nel 2012.


Pochi mesi fa Susan Gunelius indicava dalle colonne di Forbes alcuni semplici passi per creare una Company Page che sapesse rispondere ai bisogni delle imprese:
  1. Write a compelling summary.
  2. Add products and services.
  3. Make sure your most important product is listed first.
  4. Capture attention with a fantastic cover image.
  5. Add career information.
  6. Ask your employees to connect with your page.
  7. Ask for product and service reviews.
  8. Publish some company updates to make your Page look useful.
  9. Promote your LinkedIn Company Page.
  10. Use featured updates to highlight important content.
  11. Use targeted updates to promote more effectively.

Per chi è interessato al mondo di Linkedin e a trovare nuovi modi creativi di sfruttare gli strumenti a disposizione, consiglio caldamente gli interventi di Stefanie Sammons sul sito socialmediaexaminer. Esperta di online influence, mostra i punti di forza dell’impiego creativo di queste pagine a seconda del fine perseguito:

#1: LinkedIn — Develop a Campaign

#2: HubSpot — Create Leads

#3: CNBC — Cross-Promote Other Social Channels

#4: Facebook — Find New Talent

#5: American Airlines — Engage Your Audience

Facendo un po’ di benchmark e studiando come si sono mosse queste compagnie, è possibile ottenere degli ottimi risultati per la propria pagina anche senza avere il loro stesso potere.

Il modo migliore di concludere questa riflessione è, senza dubbio, riproporre due webcast di Linkedin e Hubspot:

* il primo è volto a spiegare come utilizzare le Company Pages di Linkedin per i propri affari. In particolare, alla fine della presentazione si dovrebbe essere in grado di:

  1. creare una Company Page su misura per i bisogni specifici della propria società;
  2. Promuovere efficacemente prodotti e servizi;
  3. Incoraggiare la condivisione dei contenuti presenti nella pagina.

* il secondo, invece, cerca di far comprendere l’importanza di avere molti follower per la propria pagina e come assicurarseli

Sono certo che l’utilità di questi strumenti sia chiara a tutti, ma spesso le imprese non hanno il tempo e le competenze per realizzare in maniera efficace una pagina di questo tipo. Se vi interessa e avete bisogno di una mano, venite a trovarmi su LinkedIn!

Farsi assumere con Twitter

In queste settimane di intensa ricerca di lavoro si tentano un po’ tutte le strade. Rispetto a qualche anno fa, i social media ricoprono ora un ruolo centrale – ma si tratta di affermazioni di circostanza. Sicuramente agli albori di Facebook ognuno di noi si è bruciato due o tre candidature per stage o lavori a causa di una foto fuori posto o di qualche impostazione della privacy fuori posto.

Oggi vogliamo provare a sottolineare le potenzialità di Twitter quale mezzo per la ricerca di lavoro. Bacheca ormai di annunci di lavoro, il social dei cinguettii ha rivoluzionato il modo di preparare ed esporre il proprio CV. Diversi siti e blog se ne sono occupati negli ultimi due anni: sul blog di Cliccalavoro si possono trovare pochi utili consigli per cominciare, mentre alcune applicazioni complementari sono state consigliate da IlSole24Ore e Fastweb. Il Wall Street Journal ha voluto invece sottolinearne le straordinarie potenzialità dedicando un ampio spazio al tema un paio di giorni fa.

Nell’articolo The New Résumé: It’s 140 Characters potete trovare diverse testimonianze di head hunter che spiegano in che modo stia rapidamente cambiando la loro professione e quella di chi – essendo sprovvisto – ne ricerca una.

La ricerca di un lavoro su Twitter può essere difficile, soprattutto perché unisce le dimensione privata e professionale di una persona in un unico profilo. Di seguito riporto alcuni suggerimenti raccolti da reclutatori, persone in cerca di lavoro e career experts, su come meglio sfruttare al meglio il social network:

  • Seguire le imprese – e, se possibile, anche i loro singoli Hiring Managers o i dipendenti – per le quali si desidera lavorare.
  • Ri-twittare e discutere con i responsabili delle assunzioni e dipendenti delle aziende di interesse. Se attualmente siete impiegati, è possibile inviare messaggi diretti ai datori di lavoro una volta stabilito un rapporto.
  • Usare il profilo per dire che stai cercando un lavoro. In questo modo sarà possibile provare nella prassi anche delle competente in materia di social media, sempre assicurandosi che la foto o i contenuti vi mettano in una luce positiva sotto il profilo professionale.
  • Non rinunciare tweet personali o spiritosi: gli Hiring Manager vogliono avere un’idea di come potreste comportarvi con i colleghi. Evitando tuttavia di essere inopportuni.
  • Usare hashtag in grado di mettervi in relazione con persone che condividono gli stessi interessi professionali e personali. A questo proposito, Mashable ha creato un video che spiega in maniera elementare come utilizzare al massimo della potenzialità questo strumento:
  • Non offendetevi se qualcuno non risponde al commento. Molte persone gettano solo un’occhiata a Twitter e non leggono con attenzione i messaggi degli altri o le interazioni.
  • Creare un curriculum di 140 caratteri, un breve riassunto descrive le tue abilità, quello che ti interessa e come un reclutatore potrebbe saperne di più. Prendere in considerazione anche la creazione di un video di Vine, video da sei secondi che permettono di mettere in evidenza le vostre abilità.

Tra le diverse applicazioni basate su Twitter, la più celebre è TwitJobSearch che permette di localizzare le offerte di lavoro che sono state registrare con un tweet. Per chi fosse curioso, a questo indirizzo trovate una lista di widget grazie ai quali è possibile arricchire il proprio sito internet.

[Ho un problema a inserire dei JavaScript all’interno dei miei post. Qualcuno ha idea di come risolvere i problemi di compatibilità di WordPress con alcuni applet Java?]

Colloqui e dintorni: Telephone Interviews

Tra poco più di ventiquattro ore dovrò affrontare per la prima volta un colloquio telefonico in lingua inglese. Nel corso di queste prime settimane di disoccupazione ho avuto modo di discutere via skype in francese, spagnolo e portoghese accorgendomi di quanto – tra neolatini – non fosse poi impossibile riuscire a farmi valere quando effettivamente il mio profilo corrispondeva a quanto era richiesto in sede di tale colloquio.

Tuttavia l’avvicinarsi di questo colloquio mi lascia una certa inquietudine. La società in questione, secondo la migliore tradizione dei colloqui di che proviene dal mondo della new economy, ho passato una prima ora di colloquio in francese a 360* e un assessment in linea composto da due batterie di test di logica cervellotici e complessi da risolvere freneticamente e 108 batterie di domande per tracciare il mio profilo psicoattitudinale. Non so che cosa aspettarmi per domani, quindi raccolgo tips in giro per il web cercando di prepararmi al meglio. Non sarò l’unico in questa situazione e chi già è passato potrà darmi magari consigli preziosi.

eFinancialCareers ha proposto una serie di video nella propria TV su Youtube per orientarsi in questa situazione e ne ripropongo un paio di seguito:

How to Succeed with Phone Interviews

How to Answer ‘Tell Me About Yourself…’


In un articolo del 2007 presente nel suo blog, Penelope Trunk, fondatrice di Brazen Careerist, indica invece cinque ways per fare al meglio un colloquio telefonico:

  • Attend to your surroundings
  • Dress for the part
  • Stand up
  • Prepare for the most obvious questions
  • Don’t forget to close

Sempre nello stesso sito si possono trovare articoli interessanti, quali:

A sua volta Jobsearch.about riserva una sezione significativa alle telephone interviews. Job-interview-wisdom ha proposto una lista delle dieci domande più ricorrenti in un colloquio di questo tipo:

  1. Why did you leave your last job? Why do you want to leave your current job? How did you lose your last job?
  2. What are you currently earning?
  3. What are your salary expectations?
  4. Will you relocate?
  5. Will you travel? What % of overnight travel would you be willing to do on a monthly basis?
  6. On a scale of 1 -10, how would you rank your skill level of: (fill in the blank)? (computer skills; computer programs like PowerPoint, Excel, Word, ProE; computer systems like SAP or JDE; quality systems like ISO, TS-16949; manufacturing processes like injection molding, machining, casting; global sourcing; or other specific skill requirements.)
  7. What are your career goals?
  8. What are your greatest strengths?
  9. What was your greatest accomplishment? Also, what were your 3 greatest accomplishments
  10. When could you start working here?

Ci sarebbe ancora molto da scrivere, ma mi limito a segnalare in ultima istanza che anche i principali quotidiani anglofoni online, come il Guardian per esempio, danno qualche consiglio in materia. E voi? Siete d’accordo? Avete qualche consiglio o qualche esperienza da raccontare?

 

 

 

 

Ecco chi ci dice cosa pensare: vi presento gli Spin Doctors

Ivy Ledbetter Lee

Alcuni di loro amano definirsi risolutori, altri fixer, altri ancora consiglieri o portavoce. Una professione, quella delle relazioni pubbliche, che viene fatta tradizionalmente risalire all’operato del leggendario Poison Ivy Ledbetter Lee per conto di John D. Rockefeller nel 1914. In seguito al massacro dei lavoratori della Standard Oil in sciopero a causa delle pessime condizioni di lavoro, il ricco petroliere decise di assumere Ivy Lee per riparare la propria immagine. Questi si rese conto della possibilità di manipolare i fatti dal momento che potenzialmente le persone possono credere a qualunque cosa, tutti gli avvenimenti possono essere adattati e interpretati. Negli anni successivi si registrarono progressi straordinari nell’industria del tabacco, quali l’emancipazione femminile attraverso il fumo di Bernays e i concorsi di Lucky Strike.

La professione negli anni ha conosciuto un’importante evoluzione e nell’era dell’informazione ricopre un ruolo più che mai fondamentale. Già Kissinger sosteneva che la politica fosse una questione di potere ed il potere è un magnifico afrodisiaco. All’alba del ventunesimo secolo, dalle colonne dell’Economist ricominciava il processo di riflessione circa il ruolo della comunicazione e dell’informazione nella politica coeva. La riflessione all’’epoca diventò di stretta attualità dal momento che l’opinione pubblica cominciò a

Alastair Campbell e Tony Blair

interrogarsi circa l’operato di Alastair Campbell, consigliere di Tony Blair fino al controverso suicidio dell’esperto nucleare David Kelly nel 2003. Le sue vicende hanno ispirato diverse serie e un film sotto la direzione di Armando Iannucci: in primis lo show comico The Thick of It, il film In the Loop (2009) e il più recente Veep girato nel 2012.

La serie televisiva “Scandal” della abc

Nello stesso periodo venne pubblicato il romanzo Amanda Platell Scandal (1999) in cui l’autrice racconta episodi che affondano le proprie radici con ogni probabilità nelle sue vicende personali. L’omonima la serie tv creata da Shona Rhimes (disponibile in streaming su questo blog) ricrea diverse situazioni che illustrano in una modo sensazionalistico il modus operandi di questa categoria professionale.

L’interesse per questo genere di professione e, di conseguenza, la presenza di questo tema sul mio blog non è però imputabile al clamore che potrebbe essere suscitato dalla scoperta di figure che si nascondo dietro le scelte delle persone più influenti o la distribuzione di notizie.  Potremmo considerare le motivazioni che hanno portato il ritorno in patria di Lenin e la conseguente rivoluzione bolscevica, ma dovremmo parlare di quegli avvenimenti come dell’11 settembre, delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein o della morte di Bin Laden.

Un nuovo corso per le relazioni pubbliche era già stato annunciato nel luglio 2011, quando l’Economist titolava “gli spin doctors fanno sul serio” riferendosi ai mercati finanziari. Secondo la definizione del dizionario Oxford, uno spin doctor è a spokesperson employed to give a favourable interpretation of events to the media, especially on behalf of a political party.

Improvvisamente anche la stampa italiana ha scoperto questo termine ed ha cominciato ad abusarne a destra e a manca per mostrare quanto, con quasi un secolo di ritardo, fosse al passo coi tempi. Se vogliamo un esempio di “spaghetti spin doctor”, possiamo pensare al ruolo di Gori nella campagna elettorale di Renzi per le primarie del centrosinistra nel 2012: un uomo che viene dalla comunicazione e che è in grado di interpretare e influenzare il corso degli eventi a favore del proprio protetto.

Allora quello che è rilevante per me oggi non è capire i protagonisti degli inciuci che si nascondono dietro i vari personaggi, ma piuttosto i modelli che stiano alla base delle dinamiche che li determinano. In materia di competizione elettorale raccomando a questo proposito il lavoro in sede di dottorato del Dott. Puglisi, oggi docente ricercatore presso l’Università Bocconi (pagina personale).

Gli strumenti che vengono impiegati sono spesso gli stessi utilizzati nel mondo del marketing, solo che si stanno impiegando per vendere un prodotto politico. In un articolo del 2011 il professor Dominici dell’Università di Palermo analizza benefici e limiti dell’applicazione della teoria dei giochi al marketing nell’articolo Game theory as a marketing tool: uses and limitations. La precondizione di razionalità degli attori comporta sicuramente un limite, ma questo non impedisce di costruire matrici verosimili quando si tratta per esempio di pubblicità.

In effetti una diversa interpretazione della CPA, come da suggerito, e un impiego opportuno del punti focale di Schelling, ovvero l’aspettativa di ogni giocatore su quello che gli altri si aspettano che lui si aspetti di fare, permetterebbero di elaborare modelli quanto più possibile aderenti alla realtà e, pertanto, dotati di grandi efficacia.

Un’alternativa descrittiva alla teoria dei giochi è quella proposta dalla teoria del prospetto. Negando i principio di razionalità, questa teoria trova una larga applicazione nelle condizioni di rischio. Ovviamente  tale argomento meriterebbe un ampio approfondimento che non è possibile fornirvi in questa sede, quindi rimandando al futuro una sua analisi indirizzo brevemente verso il paper di J Levy (2003) Applications of Prospect Theory to Political Science.

Per chi volesse infine avventurarsi in questo mondo leggendo un manuale completo sull’argomento, consiglio A Theory of Media Politics di John ZALLER (2004), dispensa preziosa e disponibile gratuitamente.