Rinnovamento? No grazie!

Ventiquattro ore fa ho deciso di inserirmi nelle discussioni in rete sull’annoso tema delle primarie interne al centro-sinistra. Trovando un flusso di dichiarazioni di amore nella timeline di facebook (che non vedevo dai tempi del 14 febbraio) e pillole romantiche contenute in tweet sparsi qua e là, mi sono detto che forse avrei potuto dare anche io il mio contributo.

Rinnovamento culturale? Affidiamolo a chi si fa tracciare le linee guida della campagna elettorale dall’uomo che ha fatto i soldi alimentando l’ignoranza italiana (Gori ha fatto la sua fortuna sui grande fratello etc).

L’uomo che vuole cambiare il Paese ma non la mentalità: se può aiutarmi a vincere, perché non cambiare le regole in corsa? (facciamo votare chi non ha votato al primo turno, dopo aver concluso un accordo sulla base del contrario). Nei Paesi tanto acclamati si vota su prenotazione e la richiesta deve essere fatta per tempo. La democrazia è un diritto, ma anche una responsabilità: non ci si può ricordare di aver diritto di voto solo quando va di moda… o almeno non all’ultimo minuto!

Un uomo che vede le radici del conflitto israelo-palestinese nell’ “atomica di Teheran” è un uomo che ha un profilo della politica estera imbarazzante (o forse è troppo servo di qualche sionistb38a18df60397c1b1c0f6a7067000d39a, come l’amico Vendola). Dichiarazioni del genere sono imbarazzanti quasi quanto la spiegazione dei disegni diabolici di Ahmadinejad fatta da Netanyahu in sede di Nazioni Unite fatta qualche mese fa: avrebbero dovuto spiegargli che nella platea non c’erano bambini, né George W Bush [o era una forma di accortezza nei confronti di quegli italiani che sono soliti farsi prendere in giro?].

Sembra che quest’anno tutti abbiano deciso di inventare il Federalismo Europeo, ma forse è solo perché non hanno letto Spinelli che Settantanni fa esprimeva molto meglio la stessa idea. Bisognerebbe spiegare che ogni politica fiscale adottata da un governo nazionale è inefficace finché la BCE non smette i panni di Bundesbank e che se si vuole creare posti di lavoro bisogna rinunciare a parte di quei privilegi che si promette di mantenere o, addirittura, di potenziare.

Non è tempo per supereroi, non ci sono le condizioni. Ci devono promettere di sputare sangue e bastonate se si vuole risollevare la china. Altrimenti meglio mantenere un basso profilo e trasferire la propria sovranità a Bruxelles. I nostri 150 anni di autogoverno sono stati fallimentari. Prendiamone atto.

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