Arbitri di porta e scioglimento delle camere: è ora di cambiare campionato?

 

Immagine della deriva italiana, un arbitro di porta a novanta…

La scorsa settimana si era aperta con una riflessione sul tema delle regole. In effetti, questi pensieri s’inscrivevano nella logica delle polemiche facenti seguito alle primarie del centrosinistra. I patti sembravano chiari sin da principio e credo che anche l’amicizia sopravvivrà a questi fuochi di paglia. Ma non solo questo stuzzicava la mia mente. Una recente riforma dell’assetto arbitrale è riuscita a rendere il calcio uno sport a tratti inguardabile. Era già difficile coordinare alle volte un decisore con due suoi collaboratori laterali. Il fatto di avere oggi attorno al rettangolo di gioco 5 arbitri +1 ha sicuramente reso il giorno meno appassionante. Non ricordo più quale famoso politico sosteneva che quando più di due persone si siedono attorno al tavolo i cervelli smettono di funzionare, ma questa sacrosanta verità si rispecchia ogni volta che due squadre calpestano il prato per novanta minuti di battaglia. E purtroppo questa mancanza di chiarezza, di comunicazione e di capacità di prendere decisioni sembra rispecchiarsi strutturalmente in tutto il sistema Italia.

Il successo di Bersani ha dato nuova linfa ad un apparato vecchio. Concordo con chi non ne vede una totale via di uscita dal passato. Se non fosse per “baffetto” e per la Bindi, non avrei nessuno problema a spendermi in prima persona al cento per cento per perorare la sua causa. Le cattive compagnie mi fanno tentennare. Bisogna dire che la settimana era cominciata nel modo migliore, con i primi appuntamenti di un’agenda internazionale che punta a non perdere quel poco di credito che l’Italia ha riottenuto (in tutti i sensi) durante questi ultimi dodici mesi. Un provvedimento in materia di incandidabilità dei condannati – anche in primo grado – è riuscito però a ribaltare l’equilibrio politico di un Paese che da anni befanavacilla. La sfiducia de facto intervenuta repentina e infondata (se non, appunto, per questo motivo) ha portato a chiudere i giochi di governo con una ventina di giorni di anticipo. Davvero non ne vedevo la necessità, dal momento che in quei venti giorni Natale, Capodanno e Befana non avrebbero comportato straordinari per gente che si suda lo stipendio con un paio di mezze giornate di lavoro a settimana.

Allora speriamo che la terna arbitrale che può garantire un assetto di governo a moderati e progressisti permetta di creare una maggioranza di governo di basso profilo, che senza una retorica da taumaturgo si astenga dal raccontare favole prenda di petto i problemi di un Paese in cui oggi nessuno vuole più vivere. Se la gente non sarà cieca su come siamo arrivati a questa situazione negli ultimi vent’anni, sono certo che la lista della nuova Forza Italia, oltre che un’occasione di veder scendere in campo le vecchie glorie del Milan, sarà il contenuto dei titoli di coda di un’esperienza che ha trafitto questo Paese. Vedremo i capovolgimenti di fronte di questa settimana, nella speranza di trovare opportunità e buoni motivi per non voler cercare altrove un terreno di gioco.

3 thoughts on “Arbitri di porta e scioglimento delle camere: è ora di cambiare campionato?

  1. Purtoppo l’accostamento calcistico non risparmia alla situazione attuale tutta la sua tragicità. Si possono fare infiniti commenti e altrettanti esempi del naturale, evidente e subìto degrado italiano. I politici, be mi sembra chiaro: ci hanno fregato! Una volta arrivati, non senza pagate dazio, all’agognata poltrona, si sono allineati all’uopo, ed hanno iniziato a ringraziare chi li ha “elevati” e a rimpinguare le proprie tasche, dei famigliari e degli amici. Ovviamente con denaro pubblico! Mi vengono in mente due banali esempi, gli ultimi sentiti, per diagnosticare la perversione allucinante dello sfacelo. Ho appena sentito dai media storia di pensioni per falsi invalidi. Chi ha loro certificato l’handicap? costoro dovrebbero essere radiati dall’albo dei medici e risarcire il danno, sarebbe corretto! E ancora. Dipendenti pubblici timbrano la presenza per altri assenti. Costoro hanno superiori e responsabili, bene! Se ciò accade vuol dire che non hanno vigilato, quindi perchè non licenziarli per giusta causa, VIA! Lasciamo posto a nuovi e, speriamo, più onesti lavoratori. L’esigenza di PULIZIA e RINNOVAMENTO POLITICO e SOCIALE è un’esigenza globale ma l’ITALIA E’ IN PRIMA FILA!!!

  2. Credo che uno degli emblemi della situazione paradossale del pubblico italiano che ci circonda sia quello della mancanza di solidarietà e partecipazione ai sacrifici da parte del mondo della scuola. Trovo inqualificabile la minaccia di scioperi di professori che prendono tredici stipendi lavorando trentatré settimane all’anno quando si è tentato di aumentare il loro orario lavorativo settimanale (attualmente 18 ore). Mentre i genitori dei bambini a cui insegnano perdono il posto di lavoro e magari si ritrovano sull’orlo del baratro con famiglie a carico, gli insegnanti danno il buon esempio sbattendo i piedi.
    Probabilmente nelle prossime settimane metterò in linea dei post che presentino la situazione del mercato del lavoro in altri Paesi UE con i riferimenti a link di portali di offerte. Il problema di fondo è che la soluzione non è neanche andarsene, anche se sembra essere la soluzione più logica e l’unica in grado di valorizzarci come essere umani ancor prima che come lavoratori. Quanto al rinnovamento, bisogna solo sperare che le persone non siano così stupide da incorrere nuovamente negli errori reiterati in questi ultimi vent’anni. La cosa che trovo giusto fare è quello di parlare di temi di politica (nel senso etimologico) per sensibilizzare disincantati e disinformati. Non possiamo permetterci un tuffo nel passato, nell’instabilità, nello spread che lievita. Ma se dovesse succedere, allora non resterà che intonare un “de profundis” e rassegnarsi alla rovina e alla fine che gli abitanti di questo Paese avranno eletto.

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