Ecco chi ci dice cosa pensare: vi presento gli Spin Doctors

Ivy Ledbetter Lee

Alcuni di loro amano definirsi risolutori, altri fixer, altri ancora consiglieri o portavoce. Una professione, quella delle relazioni pubbliche, che viene fatta tradizionalmente risalire all’operato del leggendario Poison Ivy Ledbetter Lee per conto di John D. Rockefeller nel 1914. In seguito al massacro dei lavoratori della Standard Oil in sciopero a causa delle pessime condizioni di lavoro, il ricco petroliere decise di assumere Ivy Lee per riparare la propria immagine. Questi si rese conto della possibilità di manipolare i fatti dal momento che potenzialmente le persone possono credere a qualunque cosa, tutti gli avvenimenti possono essere adattati e interpretati. Negli anni successivi si registrarono progressi straordinari nell’industria del tabacco, quali l’emancipazione femminile attraverso il fumo di Bernays e i concorsi di Lucky Strike.

La professione negli anni ha conosciuto un’importante evoluzione e nell’era dell’informazione ricopre un ruolo più che mai fondamentale. Già Kissinger sosteneva che la politica fosse una questione di potere ed il potere è un magnifico afrodisiaco. All’alba del ventunesimo secolo, dalle colonne dell’Economist ricominciava il processo di riflessione circa il ruolo della comunicazione e dell’informazione nella politica coeva. La riflessione all’’epoca diventò di stretta attualità dal momento che l’opinione pubblica cominciò a

Alastair Campbell e Tony Blair

interrogarsi circa l’operato di Alastair Campbell, consigliere di Tony Blair fino al controverso suicidio dell’esperto nucleare David Kelly nel 2003. Le sue vicende hanno ispirato diverse serie e un film sotto la direzione di Armando Iannucci: in primis lo show comico The Thick of It, il film In the Loop (2009) e il più recente Veep girato nel 2012.

La serie televisiva “Scandal” della abc

Nello stesso periodo venne pubblicato il romanzo Amanda Platell Scandal (1999) in cui l’autrice racconta episodi che affondano le proprie radici con ogni probabilità nelle sue vicende personali. L’omonima la serie tv creata da Shona Rhimes (disponibile in streaming su questo blog) ricrea diverse situazioni che illustrano in una modo sensazionalistico il modus operandi di questa categoria professionale.

L’interesse per questo genere di professione e, di conseguenza, la presenza di questo tema sul mio blog non è però imputabile al clamore che potrebbe essere suscitato dalla scoperta di figure che si nascondo dietro le scelte delle persone più influenti o la distribuzione di notizie.  Potremmo considerare le motivazioni che hanno portato il ritorno in patria di Lenin e la conseguente rivoluzione bolscevica, ma dovremmo parlare di quegli avvenimenti come dell’11 settembre, delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein o della morte di Bin Laden.

Un nuovo corso per le relazioni pubbliche era già stato annunciato nel luglio 2011, quando l’Economist titolava “gli spin doctors fanno sul serio” riferendosi ai mercati finanziari. Secondo la definizione del dizionario Oxford, uno spin doctor è a spokesperson employed to give a favourable interpretation of events to the media, especially on behalf of a political party.

Improvvisamente anche la stampa italiana ha scoperto questo termine ed ha cominciato ad abusarne a destra e a manca per mostrare quanto, con quasi un secolo di ritardo, fosse al passo coi tempi. Se vogliamo un esempio di “spaghetti spin doctor”, possiamo pensare al ruolo di Gori nella campagna elettorale di Renzi per le primarie del centrosinistra nel 2012: un uomo che viene dalla comunicazione e che è in grado di interpretare e influenzare il corso degli eventi a favore del proprio protetto.

Allora quello che è rilevante per me oggi non è capire i protagonisti degli inciuci che si nascondono dietro i vari personaggi, ma piuttosto i modelli che stiano alla base delle dinamiche che li determinano. In materia di competizione elettorale raccomando a questo proposito il lavoro in sede di dottorato del Dott. Puglisi, oggi docente ricercatore presso l’Università Bocconi (pagina personale).

Gli strumenti che vengono impiegati sono spesso gli stessi utilizzati nel mondo del marketing, solo che si stanno impiegando per vendere un prodotto politico. In un articolo del 2011 il professor Dominici dell’Università di Palermo analizza benefici e limiti dell’applicazione della teoria dei giochi al marketing nell’articolo Game theory as a marketing tool: uses and limitations. La precondizione di razionalità degli attori comporta sicuramente un limite, ma questo non impedisce di costruire matrici verosimili quando si tratta per esempio di pubblicità.

In effetti una diversa interpretazione della CPA, come da suggerito, e un impiego opportuno del punti focale di Schelling, ovvero l’aspettativa di ogni giocatore su quello che gli altri si aspettano che lui si aspetti di fare, permetterebbero di elaborare modelli quanto più possibile aderenti alla realtà e, pertanto, dotati di grandi efficacia.

Un’alternativa descrittiva alla teoria dei giochi è quella proposta dalla teoria del prospetto. Negando i principio di razionalità, questa teoria trova una larga applicazione nelle condizioni di rischio. Ovviamente  tale argomento meriterebbe un ampio approfondimento che non è possibile fornirvi in questa sede, quindi rimandando al futuro una sua analisi indirizzo brevemente verso il paper di J Levy (2003) Applications of Prospect Theory to Political Science.

Per chi volesse infine avventurarsi in questo mondo leggendo un manuale completo sull’argomento, consiglio A Theory of Media Politics di John ZALLER (2004), dispensa preziosa e disponibile gratuitamente.

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