“Al rogo Depardieu!” : si consuma in Francia la caccia alle streghe del governo Hollande

 Il pezzo che segue tratta di una questione spinosa che si protrae ormai da diverse settimane, se non mesi, sulla stampa francese.

Hollande nella calzamaglia del Robin Hood di Mel Brooks

Già i primi sentori di un’elezione di François Hollande avevano spinto diversi facoltosi cittadini d’Oltralpe a fuggire da un regime fiscale che si annunciava terribile, ma che nei primi mesi di governo si è tradotto in un clima da Inquisizione. In effetti, il messaggio che è passato da parte dell’amministrazione Hollande è stato una sorta di “caccia al ricco”, quasi a volersi proporre sulla scena mondiale come il nuovo Robin Hood.

Caricatura di Sarkozy [gereksiztarama]
La verità è piuttosto che la Francia ha cominciato a muoversi tardi sulla via dell’austérité peccando forse di presunzione alla luce della tripla A portata con tanto orgoglio sino a non molto tempo fa. Quando la grandeur ha dovuto guardarsi allo specchio e riconoscersi nella statura dei suoi leader più carismatici (giganti quali Napoleone o Sarkozy) si è resa conto di aver bisogno di sforzi immani per rimettersi in carreggiata. Come fare quindi ad addolcire la pillola di tagli importanti in uno Stato che ha fatto delle politiche sociali il proprio fiore all’occhiello? È sembrato opportuno trovare un nuovo capro espiatorio, ovvero la porzione di cittadini più facoltosa.

Sia beninteso che ritengo che in una situazione di difficoltà estrema, quale quella che sta attraversando il Vecchio Continente, siano necessari degli sforzi congiunti all’insegna della solidarietà. È principio comune ad ogni costituzione di un Paese civile che i cittadini corrispondano ai bisogni della nazione in base alle proprie possibilità. Una prima lista di proscrizione di cittadini francesi che avevano riparato in Svizzera e Belgio era già stata pubblicata dal giornale svizzero Le Matin lo scorso 10 settembre.

Non sto certo difendendo la scelta di cittadini come Bernard Arnault, patron del gruppo LVMH, che non ha fatto mistero della sua scelta di esilio fiscale. D’altro canto, non capisco neanche l’accanimento da parte di alcuni politici come il deputato PS Yann Galut:

Un député menace de déchoir Depardieu de sa… par LeNouvelObservateur

Tuttavia ciò che disturba è come certe personalità siano messe alla mercé dei giornalisti, politici, dilettanti allo sbaraglio. Nel tentativo di fare di tutta l’erba un fascio e di fare della discriminazione che mina la pace sociale in nome della “solidarietà fiscale”, uno spettacolo indecoroso ha visto tristemente protagonista l’attore Gérard Depardieu. L’accanimento nei suoi confronti non ha eguali nelle vicende analoghe – o più scabrose – che ruotano attorno alla questione dell’imposta del 75% sui redditi superiori al milione di euro. Di fronte quindi ai continui attacchi della stampa e alla demonizzazione che ne è stata fatta dal mondo della politica, l’attore risponde così:

Minable[1], avete detto “minable”? è davvero pietoso.

Sono nato nel 1948, ho cominciato al lavorare all’età di 14 anni come tipografo, come magazziniere, e poi come attore. Ho sempre pagato le tasse e le imposte di qualsiasi di tasso indipendentemente dal governo in carica. In nessun momento sono venuto meno ai miei obblighi. I film storici a cui ho partecipato testimoniano il mio amore per la Francia e la sua storia.

Personaggi ben più illustri di me sono espatriati o hanno abbandonato il nostro Paese.

Purtroppo non ho più niente a che fare qui, ma continuerò ad amare i francesi e quel pubblico con cui ho condiviso così tante emozioni! Me ne vado poiché considerate che il successo, la creatività, il talento – in una parola, la differenza – debbano essere sanzionati.

Non cerco la vostra approvazione, ma quantomeno il rispetto.

Tutti coloro che han lasciato la Francia non sono stati esposti alla gogna mediatica come il sottoscritto. Non ho bisogno di rendere conto delle ragioni della mia scelta, che sono numerose ed intime.

Parto dopo aver pagato nel 2012 l’85% d’imposte sui miei redditi. Ma conservo lo spirito di questa Francia che era bella e che, spero, lo resterà.

Vi restituisco il mio passaporto e la mia Sécurité sociale,[2] di cui non mi sono mai servito. Non abbiamo più la stessa Patria, son un vero Europeo, un cittadino del mondo, come mio padre mi ha sempre ripetuto.

Trovo pietoso l’accanimento della giustizia contro mio figlio Guillaume, condannato su due piedi a tre anni di prigione per possesso di 2 grammi di eroina, quando a molti altri si risparmia il carcere per delitti certamente più gravi.

Non lancio la prima pietra contro coloro che hanno colesterolo, ipertensione; diabete, bevono troppo o si addormentano alla guida di uno scooter: sono uno di loro, come i vostri cari media amano tanto ripetere.

Non ho mai ucciso nessuno, né penso di aver demeritato: ho pagato 145 milioni di euro di imposte in quarantacinque anni, do lavoro a 80 persone nelle imprese che ho creato per loro e che sono dirette da loro stessi.

Non so qui né per vantarmi né per lamentarmi, ma rifiuto categoricamente l’aggettivo “minable”.

Chi è lei per giudicarmi signor Ayrault, Primo Ministro del signor Hollande? Le chiedo, chi è lei? Malgrado i miei eccessi, il mio appetito e il mio amore per la vita, sono un essere libero, Signore, e resterò una persona a modo.

Gérard Depardieu

 
Volevo condividere con gli amici italiani non francofoni la dichiarazione dell’attore francese dopo aver maturato la scelta, non indolore, di rinunciare alla propria cittadinanza. Nell’occhio del ciclone, certe persone pagano sempre più del dovuto. Non sto facendo riferimento a un’aliquota, per certi versi potrebbe essere giusta, ma piuttosto alla dignità e al rispetto della persona. Valori che dovrebbero essere insegnati nelle scuole di giornalismo e sottendere ogni agone politico.
 
PS: mi scuso qualora non fossi riuscito a tradurre tutto il trasporto emotivo e la commozione contenuti in questa dichiarazione.
 

[1] Il francese il termine minable significa misero, miserabile, mediocre, pietoso. Lo scorso 12 dicembre, il Primo Ministro Jean-Marc Ayrault ha commentato così su France 2 la scelta di Gérard Depardieu di spostare il proprio domicilio in Belgio: “Je trouve ça assez minable. C’est une grande star, tout le monde l’aime comme artiste, mais se mettre juste de l’autre côté de la frontière, il y a quelque chose d’assez minable, tout ça pour ne pas payer d’impôt.”

[2] La Sécu Sociale è la carta grazie alla quale i cittadini dell’Esagono accedono ai servizi publici del Welfare.

3 thoughts on ““Al rogo Depardieu!” : si consuma in Francia la caccia alle streghe del governo Hollande

  1. dottor berlanda, ancora una volta un articolo interessante non tanto per il caso depardieu ma piùttosto per i reali soggetti che si nascondono dietro. non sono nessuno e non vorrei cadere nelle banalità pero questo episodio rifletta il ridicolo politico attuale.

    quando rimetti in causa il rispetto e l’umanità ai confronti di qualsiasi persona, sono d’accordo. quanto scrivi che il caso depardieu nasconde le difficoltà di un paese, di un Europa sempre più indecisa nel unirsi o disunirsi, sono ancora con te.

    pero e c’è sempre un pero, la caccia ai soldi deve esistere. la ripartizione delle ricchezze sembra oggi un insulto ma invece non lo è come direbbe il buon cremonini (referenza di basso livello). la gente dovrebbe capire che i soldi ci sono, che possiamo mantenere l’educazione gratuita e la sanità gratuita, perché più più di un diritto è un dovere.
    i sforzi le possiamo fare insieme e non dobbiamo diabolizzare una parte della popolazione tutt’altro. ma si deve capire che il divario tra poveri e ricchi si sta allargando.

    non dico di trovare un robin hood, perché neanche hollande lo sia. le persone che guadagnano soldi e che le reinvestono in diversi attività reale, beati loro e grazie di cuore. invece il problema, non sarebbe la sfera finanziaria, delle banche vicine al caos 4 anni fa e che sono tornati grazie ai soldi pubblici, una borsa che segue la speculazione senza senso.
    mi fermero su questo e spero che qualcuno mi mostrera il contrario. comunque basta dire dobbiamo fare sforzi perchè i cittadini che rubano sono pocchi, quelli che suddano tanti e peggiore ancora quelli che sopravivvano.

    i soldi ci sono, i citadini non devono dimenticarlo.

    ps : scusate il mio italiano, sicuramente imperfetto.

    1. Carissimo Alan,

      come ben fai notare, i soldi si potrebbero trovare per continuare a finanziare le molteplici iniziative di welfare state in Francia. Tuttavia non è così semplice adottare provvedimenti come l’introduzione di una tobin tax (tassazione sulle transazioni finanziarie), poiché si tratta di misure che dovrebbero essere prese di concerto quantomeno a livello europeo (se non mondiale, per evitare che gli hub della finanza ritornino a spingersi verso le borse si Singapore, HK etc). Il vostro Robin Hood con la kippah a me fa sorridere. Non si può cercare una guerra mediatica contro chi ha il patrimonio. O meglio, si può fare ma si tratta di fare – né più né meno – la stessa campagna di spaccatura del tessuto sociale portata avanti dalla Germania degli anni Trenta. Siamo penso d’accordo entrambi che la Shoah non nasca dalla Cavalcata delle Valchirie di Wagner o dall’übermensch di memoria nietzschiana. Il problema è quando nella frattura che separa di estremi opposti di ricchezza e povertà in un Paese, si inserisce una forza populista.

      Allora qui troviamo le risposte della politica. Della politica di oggi. Si tratta di risposte che arrivano dai palazzi, che sono scritte nel linguaggio dei messaggi e condite con carta stampata o servizi tv. Si tratta di volersela prendere con chi ha di più perché non è solidale, perché è ebreo o perché sa guadagnare di più. Ovviamente Hollande non distribuisce stelle di David da cucire ai vestiti, ma taccia di disonestà una persona che nella sua diversità ha trovato il modo di essere ricco. Ti porto all’attenzione l’esempio di Montezemolo e di Dalla Valle che ormai da due anni si interessano di politica in Italia. Loro, a differenza di Berlusconi, non sono “scesi in campo” per lavare i panni sporchi e sistemare guai giudiziari, bensì perché hanno capito che se c’è crisi la gente non consuma, se non compra perde anche chi produce e che quindi, in ultima istanza, è meglio anche per loro pagare più tasse, esigere più trasparenza per salvare le proprie attività.
      Un altro bersaglio è quello additato dal Front National. La settimana scorsa all’Assemblée Nationale, Marion Maréchal-Le Pen in un intervento contro la depenalizzazione del reato di clandestinità (http://www.youtube.com/watch?v=EysKt0KoOes) riprende alcune linee guida del duello tra Marine Le Pen e il ministro degli interni Valls. Con gli occhi di una persona esterna, il suo discorso fila dal punto vista logico e sembra coerente. Ma sono sicuro che in buona parte questa mia considerazione sia dovuta all’essere cresciuto in un contesto altro.
      Allora sì, bisognerebbe tassare dove c’è. Oppure incoraggiare alla solidarietà proponendo di tassare o di creare occupazione. Detrarre dalla base imponibile in qualche modo le attività lavorative che vengono create con un’utilità sociale. Preferirei far pagare 100.000 € in meno di tasse a qualsiasi di queste persone e lasciarli da usare per pagare 4-5 stipendi a persone a cui lui crea un lavoro, piuttosto che farli finire nella maramaglia delle casse dello stato. Proporrei di adottare una strategia giochistica di tit-for tat risolverebbe il problema: o crei occupazione e ci guadagni, oppure paghi tasse più alte.
      Troppo logico per essere vero.

  2. Non leggete per contraddire e confutare, né per credere e accettare per concesso, non trovar argomenti di ciarle e di conversazioni, ma per pensare e valutare. F. Bacon.

    so leggere.

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