Si stava meglio quando si stava meglio

Passata la sbornia dei succulenti pasti natalizi, il breve lasso di tempo che ci separa dalla fine dell’anno è un’ottima occasione per soffermarci e fare una sorta di bilancio dell’ultimo periodo trascorso.

Ormai la crisi ha raggiunto la sua fase di maturità e speriamo che il declino sia alle porte. In questo senso, l’esperienza del governo Monti ha rappresentato una scialuppa di salvataggio. Almeno credo che questo sarebbe stato il mio giudizio sino ad un paio di mesi fa. Premettendo che con chi l’ha preceduto il destino sarebbe stato drammaticamente segnato, ho assistito con un crescente sconforto alla sostanziale paralisi dell’apparato riformatore. Molto è incompiuto: l’organizzazione del territorio (province e comuni), la legge elettorale, la composizione delle camere, la riduzione dell’IRPEF ne sono soltanto alcuni esempi. Il fatto che camaleonti provenienti dalle più bizzarre formazioni politiche si dicano oggi pronti a sostenere un ingresso in politica del Professore è una cosa che mi fa accapponare la pelle.

Potremmo rivedere questi ultimi dodici mesi attraverso la lente di qualche classifica. Segnalo giusto l’esistenza del pallone di latta o dei Razzie Awards, gli anti Oscar. Tra gli eventi che porterò nella valigetta vi è senza dubbio il salto di Baumgartner. Ho stressato l’anima ai colleghi in ufficio per questo evento e la sera in cui poi venne cancellato, feci il giro delle biblioteche e dei Mc Donalds di Milano elemosinando una connessione wifi senza avere la gratificazione del suo successo. Penso che sia straordinario vedere l’effetto di questi eventi in cui non siamo implicati direttamente sul nostro quotidiano: la preparazione per capire la portata dell’avvenimento è stata un sabato nel villaggio che mi ha alienato dalla routine facendomi sentire parte di qualcosa che non mi riguardava. Avremmo bisogno di più sogni di questo genere, specialmente in tempi di crisi.

Altrimenti come non ricordare il flop in borsa di Facebook? Alle imprese fanno gola i dati condivisi sul principale social network in circolazione, ma la moltitudine di mezzi di connessione ha reso più difficile la diffusione capillare della pubblicità. E allora, tra un versamento e l’altro in direzione delle isole Cayman, la società di Zuckerberg si presta ad essere la ludoteca preferita della CSA e dell’FBI. Sempre in tema di web, è ormai da considerarsi estinta la sopravvivenza di proposte di legge presso il Congresso Americano di leggi quali SOPA o PIPA. Questi provvedimenti che metterebbero in discussione la libertà di espressione nella rete avevano sollevato un polverone ad inizio anno. Per volesse rinfrescarsi la memoria, rimando ad un articolo che avevo scritto per una testata francese in quei giorni.

Vorrei concludere questo post in maniera leggera. Siamo cresciuti tutti sentendo i racconti di chi, più anziano di noi, raccontava le vicende di un mondo più genuino, più autentico. I “quando c’era lui…” si sono sprecati in questi ultimi decenni e una delle locuzioni topiche più ripetute è senza dubbio “si stava meglio quando si stava peggio”. Probabilmente le politiche di austerità ci stanno aiutando a svestirci di una parte del superfluo, magari per certi versi impariamo a vivere – anche se lo dubito fortemente – le nostre giornate in modo più intenso. Dopo anni di crisi però mi sento di rispondere a Latouche e agli altri sostenitori della decrescita in questo modo:

non prendiamoci in giro,

Si stava meglio quando si stava meglio

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