E tu che brodo bevi?

Forse non tutti sanno che la carriera del comico Natalino Balasso conosce oggi una nuova era. Gli esordi televisivi lo videro nei “panni” di un attore porno alle prese con il doppiaggio, poi diversi anni a Mai dire Gol e una recente apparizione a Mai dire Grande Fratello Show con l’esilarante Storia minima dell’arte. Non sono qui, tuttavia, per fare da testimonial dell’artista rovigotto. Vorrei piuttosto elogiare l’utilizzo del suo canale su Youtube, Telebalasso, per trasmettere messaggi molto profondi attraverso una risata di facciata.

A proposito del ricorso all’umorismo, ricordo le varie digressioni fatte in materia da Moni Ovadia nel corso dei diversi spettacoli a cui ho avuto modo di assistere. Ciò che fa ridere non è stupido. Ciò che fa ridere non è necessariamente non serio. Una risata può avere un potere pedagogico di gran lunga superiore al discorso di uno studioso imbronciato con la erre moscia o un giornalista supponente che dall’alto dei suoi riccioli grigi crede di detenere lo scettro della conoscenza dell’intero scibile. Allora abbandoniamoci a questa comicità che ci fa riflettere su noi stessi con le lacrime agli  occhi dalle risate.


Per quanto non si tratti del mio testimonial preferito, questo che presenta lo smartphone è forse uno dei più immediatamente accessibili e fruibili. Azioni semplici per risultati complessi. Siamo arrivati ad  un punto in cui si stanno sviluppando “strumenti per fare le cose ma non ci sono le cose”. Il proliferare dei mezzi di comunicazione ci ha lasciato a bocca asciutta. Quante delle frasi che vengono scritte su un qualsiasi social media sanno essere un minimo interessanti – prima ancora che per gli altri, per la persona stessa che le ha scritte? Potrei fare una lista dei più diffusi, ma non voglio certamente accusare nessuno. Anzi, io utilizzo WordPress, Facebook, Twitter, Linkedin, Google+ etc; ma non credo di avere così tante cose interessanti da dire da giustificare tutto lo spazio e il tempo occupati dalla mia attività su questi social network.

Sono certo che ognuno, alla luce di un breve esame di coscienza, si riconosca in questa assenza di contenuto.

Ci stiamo mangiando i tortellini in brodo senza i tortellini

Allora può darsi che per chi legge questo post possa apparire l’ennesimo sorso di brodo. Spero invece che queste righe non siano viste come una tabula rasa. Non ho scritto nessuna verità esistenziale, ma magari ho graffiato la tela bianca della vostra giornata.

Lucio Fontana, Concetto spaziale – Attese

Per concludere, consiglio a tutti la visione dei video presenti su Telebalasso: grazie ad essa proverete una risata che non vi lascia indifferenti. Il sorriso che si stamperà sulle labbra sarà come lo squarcio su una tela di Fontana che, come la siepe di Leopardi, ci permette di provare quella sensazione che si prova leggendo l’Infinito:

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare

Una parentesi contemplativa può essere un ottimo modo per concludere un anno e prepararsi a quello venturo.

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