Guerrilla JobSeeking: tra Marketing e Personal Brand [Italiano, English, Français]

Lo scorso weekend ho deciso di lanciarmi in una campagna di personal branding per ingannare le delusioni delle mancate risposte o dei rifiuti alla fine di alcuni percorsi di selezione per lavoro.

Molte persone si sono occupate di trattare il tema del come gestire la propria reputazione e le proprie esperienze come se si trattasse di un brand da promuovere. Non da ultima, la mia cara amica Social e SEO Consultant, Lavina Fuso Nerini mi ha segnalato l’articolo apparso su The Vortex Gestire la figura professionale online (parte terza): come usare gli strumenti digitali per realizzare dei cv creativi .

Ricercando una modalità di diffondere il mio resume per raggiungere head hunter e società alla ricerca di giovani creativi e svegli, ho scelto di ricorrere a una

 forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.

Da qui il nome Guerrilla JobSeeking, una ricerca di lavoro che cercasse di utilizzare fenomeni non convenzionali – come Twitter – veicolando il proprio messaggio attraverso canali classici – l’hashtag #twesume – per presentare in maniera eccentrica e aggressiva un resume non convenzionale:

Guerrilla JobSeeking
https://twitter.com/mauroberlanda/status/330651506846072834

Come un’azione di Guerrilla Marketing va valutata alla luce del profitto che ha generato (e non del numero delle vendite), ho scelto di inserire un riferimento al curriculum generato con Google URL Shortener al fine di poter monitorare le visite al profilo con uno strumento di Analytics – per quanto non molto accurato:

Analytics Guerrilla JobSeeking
Analytics della campagna di Guerrilla JobSeeking

Il principale problema che mi sono posto è stato il seguente: come rendere virale questa campagna?

Avrei potuto insistere sul contenuto: un curriculum presentato secondo le modalità dell’articolo a cui facevo riferimento a inizio post. La mia formazione e le mie esperienze, tuttavia, non si prestano eccessivamente a layout grafici troppo eccentrici o alla presentazione coinvolgente di un cv animato (penso per esempio al rendering di un portfolio di progetti). Mi sono quindi limitato a redigere un resume molto social a partire da “bottoni” che rinviano ai miei account su social network e social media, collegamenti a lettere di referenza, ai precedenti responsabili nel corso delle varie esperienze, testo della tesi, un’intervista al TG3 e una ad un blog musicale. Insomma, si può trovare una buona panoramica delle mie potenzialità professionali e del mio caratteri in poco meno di due pagine.

Ho provato allora a cercare canaliweb tribe attraverso cui veicolare questa iniziativa in maniera efficace. Ho ricevuto tanti complimenti e poche osservazioni molto costruttive e preziose. La condivisione, però, a qualche giorno dal lancio ancora tarda. Lo strumento che ho adottato per l’Analytics è certamente poco preciso (molte visite compaiono e scompaiono a distanza di poche ore), ma indica come a fronte di poco più di 55 condivisioni vi siano state circa 170 visite. Insomma, è come se ogni persona che ha condiviso questo link non abbia raggiunto più di altre persone oltre a sé stessa.

Questo risultato me lo spiego sulla base di alcune considerazioni:

  • in una situazione drammatica del mercato del lavoro, promuovere il proprio brand come potenziale lavoratore innesca dinamiche di concorrenza latente che porta a non voler sponsorizzare la ricerca di un potenziale competitor;
  • l’utilizzo di Twitter in Italia è molto limitato – 3 milioni scarsi di iscritti, di cui solo una percentuale minoritaria di utenti attivi – ed è terreno arido per questo tipo di iniziative: sarebbe stato più semplice probabilmente impiegare un altro social network, ma non sarebbe stato funzionale in termini di ricerca di una community in grado di raccogliere l’interesse della sfida posta con questo tweet;
  • il mio curriculum non è probabilmente così interessante oppure ho frainteso il mezzo: solitamente le persone riassumono in un #twesume le proprie esperienze, io ho cercato la provocazione, volevo offrire una miccia che in grado di innescare la curiosità a cercare di capire chi stesse dietro quelle parole;
  • non ho svolto un buona attività di promozione e di creazione di passaparola attraverso le web tribe di riferimento: mi sono rivolto ad alcune community di Google Plus, gruppi su Linkedin e cercato di innescare un passaparola attraverso condivisioni su facebook che non hanno avuto un buon ritorno.

Non considero questa esperienza conclusa. Al contrario utilizzo lo strumento di questo post per parlarne, chiedere consigli e lasciare a chi la possibilità di aderire e di contribuire lasciando un commento e dandomi qualche consiglio.

Perciò rispondete, reagite, ditemi cosa ne pensate, cosa potrei fare o cosa vi convincerebbe a condividere una campagna di questo tipo!

[A breve la traduzione anche in inglese e in francese]

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