Chi ha vinto le elezioni in Iran?

Le elezioni presidenziali in Iran si sono concluse già al primo turno. Con un sorriso stampato in volto ed un pizzico di sarcasmo sto facendo una rapida rassegna stampa per vedere che cosa raccontano oggi pomeriggio i giornali a tal proposito.

Hassan Rohani
Hassan Rohani

Hassan Rohani è da poco il nuovo presidente con il 50,68% dei voti. I giornali di tutto il mondo stanno celebrando questa svolta riformista di Teheran prospettando un avvenire di pace e amicizia con l’Occidente. Purtroppo non sono dotato di una sfera di cristallo, quindi non mi sento di svelarvi cosa ci riserverà il futuro, ma tengo a precisare alcune considerazioni in merito a questo risultato elettorale e a ricondurre il risultato di oggi ad un panorama più ampio.

Partiamo dai numeri. L’esito dello scrutinio viene proclamato come un’evento epocale. La vittoria risicata (per l’appunto 50,68% dei voti) è stata ottenuta a fronte di un’affluenza di circa il 72,7% degli aventi diritto voto. Nel 2009 Ahmadinejad vinse con il 62,6% dei voti e un’affluenza di circa l’82%.

Riformista. Esponente del clero iraniano, l’elezione di Rohani non può essere certo vista come una svolta progressista tout court. Se andiamo a vedere le vicende dei potentati che hanno sostenuto la sua candidatura, troveremo in primis Rafsanjani – ex presidente storico leader riformista noto più per gli affari di corruzione che lo vedono coinvolto e per le sue parentopoli piuttosto che per il aver il bene del Paese durante i suoi anni di governo – e di Khatami – eletto due volte presidente sulla base di promesse disattese di migliorare le condizioni di giovani e donne, nonché primo leader ad affrontare lo spinoso dossier nucleare dalla barra degli imputati.

La questione del nucleare. Rohani è passato agli onori della cronaca la scorsa settimana per via di alcune fantomatiche rivelazioni sul nucleare iraniano che potrebbero comprometterne l’approvazione dell’elezione da parte del consiglio dei guardiani.

Sull’origine dei problemi relativi al programma nucleare iraniano ho scritto un working paper nel 2009 in cui si mostrava chiaramente da dove derivasse la costruzione mediatica di questa “minaccia” per la pace e per la sicurezza globale. Per chi fosse maggiormente interessato all’argomento consiglio anche la mia Tesi di laurea triennale e un articolo che ho pubblicato sulla Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale.

Iran: dittatura o democrazia? Molti oggi parlano di queste elezioni come le prime vere elezioni democratiche in Iran. Lo stesso Ahmadinejad ha dichiarato via Twitter la propria soddisfazione per il corretto svolgimento delle stesse. Non dimentichiamoci però che tanto il grande nemico dell’Occidente non era un sanguinario dittatore, tanto il suo successore non sarà un carismatico leader democratico. Nei miei studi sull’Iran ho potuto tracciare in maniera sintetica e chiara il quadro dei poteri costituzionali nel Paese.

Quadro sintetico dei poteri costituzionali in Iran
Quadro sintetico dei poteri costituzionali in Iran

Per non appesantire eccessivamente questo post mi limito a rinviare a quanto già citato in precedenza. Si tratta di un sistema veramente affascinante e non semplice da capire. Come pare abbastanza chiaro, la maggior parte delle responsabilità e del potere decisionale resta in capo alla Guida della Rivoluzione e il presidente svolge il proprio mandato sotto un stretto regime di controllo da parte delle altre istituzioni.

Il quadro regionale. Le zone calde del medio-oriente in questi ultimi mesi sono principalmente tre: Iran, Siria e Turchia. A più riprese ci sono stati attacchi nei confronti dei singoli governi al fine che evitassero di formare un fronte comune potenzialmente egemonico nella regione. Per quale motivo dei regimi tanto diversi dovrebbero unirsi tra loro? La risposta pare ovvia: per via del tentativo di disegnare uno stato curdo nella regione a seguito della guerra in Iraq. Ricco di idrocarburi e sito da cui sgorgano le principali risorse idriche della regione, il territorio rivendicato dai curdi si trova proprio a cavallo di questi quattro stati.

In passato abbiamo assistito a diversi episodi, quali la Rivoluzione Verde del 2009- rivelatasi un fallimento perché orchestrata dal fondo per la diffusione della democrazia di Soros – o le crisi che hanno accompagnato l’uscita dei film turchi della trilogia Valley of the WolvesAl di là di queste azioni di soft-power molto delicate, tra il 2009 e il 2010 ci sono stati diversi incontri tra Ahmadinejad, Erdogan e Bashar Al-Assad per neutralizzare la minaccia curda nel proprio Paese (in particolare Pejak e PKK), cavallo di troia a stelle e strisce in zone ricche di risorse critiche. Il primo a cedere pare essere stato il leader iraniano, per gli altri sembra solo questione di tempo.

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