Act React Impact

In fondo a destra: l’Europa tra diserzione delle urne e ristrutturazione sociale

La risposta che spesso si riceve in momenti di impellente bisogno è il classico “in fondo a destra”. A distanza di qualche settimana, mi pare il momento opportuno per commentare con maggiore lucidità quanto avvenuto lo scorso 25 maggio in occasione delle elezioni parlamentari europee.

Raggiunta la fase della crisi in cui ormai la maggioranza della gente è rassegnata al sorpasso di un punto di non ritorno, ci si poteva anche attendere un crollo dell’8,6% dell’affluenza alle scorse elezioni europee. Un dato che probabilmente non molti analisti hanno sottolineato è rappresentato dal fatto che i membri più giovani dell’Unione non siano arrivati al 30%, mentre altri Paesi quali Italia o Grecia hanno espresso in maniera abbastanza folta le proprie preferenze:

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Premesso ciò, richiamerei alcune questioni che possono darci uno spaccato abbastanza interessante della situazione attuale. La Grecia oggi è diventata terra di conquista per investitori stranieri: per sopperire alle incombenze imposte dai rapporti che intrattiene da più di un lustro con il Fondo Monetario Internazionale, la più grande infrastruttura portuale – il Pireo – è stata definita qualche giorno fa’ dal premier cinese Li Keqian  come “la Porta di ingresso della Cina in Europa” mentre annunciava nuovi investimenti per la zona a fianco dell’omologo greco Samaras.

In Italia non si elegge un presidente da ormai tre mandati e persino il ministro dell’economia non ha ritenuto opportuno prestare giuramento insieme ai colleghi al momento dell’insediamento. Invece di ristabilire la pace sociale e discutere misure a sostegno di una popolazione vessata dalla disoccupazione, ci si è affrettati ad annunciare contestualmente alla diffusione degli ultimi dati ISTAT gli arresti di personalità di spicco nella gestione del Mose – programma nato tra tangenti e tafferugli di cui oggi pagano le conseguenze amministrazioni tra le meno colpevoli – facendo fuggire anche gli ultimi scellerati capitani di ventura che avrebbero ancora potuto investire nel Belpaese.

Persino il taglio dei tassi di interesse adottato dalla BCE, riproducendo in maniera sequenziale e ritardataria i provvedimenti della FED sperando nei medesimi risultati, porterà inevitabilmente a una svalutazione della moneta unica favorendo in parte esportazioni e investimenti diretti esteri in direzione dell’Europa, ma complicando ulteriormente la situazione di chi – invece di ricevere linee di credito dalle banche come promesso da Draghi – vedrà i grandi capitali fuggire verso altre banche centrali rinforzando ulteriormente altre valute e altri Paesi, la Cina in primis.

Allora non mi stupisce la diserzione alle urne. Non stupisce nemmeno la svolta populista nelle democrazie più potenti in Europa governate da leader senza carisma né idee e succubi delle direttive di chi ne tiene i redini di un’economia decadente.

Quale risposta dare a questa situazione? Dove trovare la soluzione? La mia risposta è semplice e frequente nei momenti di bisogno: in fondo a destra.

L’adozione di politiche protezionistiche nei confronti di concorrenti sleali – i quali traggono vantaggi competitivi dall’impiego di manodopera da soma – e l’applicazione di una reale politica delle frontiere comuni devono essere alla base di una ristrutturazione sociale innescando una sorta di nuovo maccartismo volto a isolare nuovi scenari di instabilità e a creare un’identità comunitaria. Bisognerebbe quindi cavalcare l’onda di populismo per assicurarsi risultati economici e sociali migliori di medio periodo che oltrepassino i cicli elettorali (negli stati in cui ancora si vota). Servirebbe una politica di mobilità fisica e culturale che permetta alle diverse anime europee di entrare in contatto e di sentirsi un insieme.

Personalmente ho avuto la fortuna di trascorrere periodi più o meno lunghi di diversi Paesi dell’Unione e posso dire di sentirmi europeo. Impossibile, però, riconoscersi nei Van Rompuy, Barroso o Schulz di turno.

Malgrado una forte coscienza civica, mi sento deriso da campagne denigratorie nei confronti dell’elettorato come Act. React. Impact.

 

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La frustrazione risiede nel fatto che le persone non parlano, non discutono idee o soluzioni. Anche una provocazione come questa, qualora trovi un’audience, provocherà reazioni minime simili a un raggio di sole nel Sahara.

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