Category Archives: Social Media & SEO

In questa sezione potrete trovare alcuni consigli su come utilizzare i Social Media, i CMS o svolgere attività di SEO.
I group into this category some articles about Social Media, CMS and SEO.

Come installare Scrapy su Windows in 5 semplici passi

Per motivi professionali o ricreativi possiamo avere  interesse a collezionare e indicizzare dei contenuti online (es. offerte di lavoro, indirizzi email, classifiche, liste, foto etc.). Tali contenuti possono essere facilmente raccolti utilizzando dei motori di ricerca che possiamo personalizzare a nostro piacimento.

Secondo la definizione di Wikipedia:

Un crawler (detto anche web crawler,spider o robot), è un software che analizza i contenuti di una rete (o di un database) in un modo metodico e automatizzato, in genere per conto di un motore di ricerca.

Scrapy è un software open source che permette di creare i propri webcrawler. Sebbene la sua sintassi sia intuitiva, l’installazione in windows è molto complessa a causa di molti pacchetti assenti nel sistema operativo.

Sample Scrapy Code

 

Di seguito la prima guida in italiano su come procedere all’installazione in cinque semplici passi:

  1. Installate Python 2.7x: il pacchetto non è ancora supportato nelle versioni più recenti di Python (3.x). Potete cliccare di seguito per scaricare Phyton 2.79
  2. Installate Microsoft Visual C++ Compiler for Python 2.7: nell’installazione di molti componenti aggiuntivi di Python avrete probabilmente incontrato l’errore seguente: error: Unable to find vcvarsall.bat Potete scaricare direttamente dal sito di Microsoft l’estensione che vi permette di risolvere questo problema.
  3. Installate lxml: lxml è la libreria che permette di processare XML e HTML in Python. Invece di complicarvi la vita ricostruendo i pacchetti da scaricare in .tgz, potete seguire queste semplici istruzioni:
    • aprire il prompt dei comandi (cliccate sul simbolo di windows e digitate cmd)
    • eseguire il programma come amministratori ed entrate nella cartella di installazione di Python
    • (per chi non ricordasse DOS) siccome sarete ridiretti automaticamente alla cartela C:/User/[il vostro nome], è necessario digitare due volte cd.. + Invio . Da C:/ digitate cd Python27 + Invio e poi cd Scripts + Invio
    • a questo punto digitare pip install lxml e l’installazione sarà completata in pochissimo tempo.
  4. Installate pyOpenSSL e Service Identity: questi due pacchetti vi permetteranno di navigare con i vostri crawler in maniera ai protocolli crittografici più diffusi (SSL, TSL etc.). Per l’installazione dei due file dovrete scaricare i moduli sul sito del Python Package Index, ovvero pyOpenSSL e Service Identity. Per la loro installazione dovrete:
    • estrarre il contenuto degli archivi in una cartella
    • aprire il prompt dei comandi
    • entrare nella cartella in cui sono stati installati i pacchetti [suggerimento: siccom i nomi sono piuttosto lunghi e contengono le specifiche della versione di riferimento, potete richiamare semplicemente la cartella scrivendone parte del nome es. cd pyOpenS*)
    • digitare setup.py install
  5. Installate Scrapy: ora che tutti i requisiti sono soddisfatti, potete seguire le medesime istruzioni del punto 3. e digitare pip install Scrapy

Ho scritto questo articolo perché non sono un utente esperto di Python e ho incontrato moltissime difficoltà nell’installare Scrapy. Gli utilizzi che ne sono fatti sono svariati, come si può vedere anche dalle testimonianze raccolte sul sito del progetto.

Ovviamente l’installazione è solo il primo passo. Vi consiglio di seguire questo tutorial per cominciare ad avere un’idea di come muovervi una volta che Scrapy è installato.

Se avete qualche domanda, sarò lieto di provare a rispondervi. In ogni caso, sentitevi liberi di lasciare un commento per qualsiasi cosa.

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Video Instagram protagonisti di un concorso cinematografico

Un’interessante iniziativa lanciata a settembre concilia l’estro cinematografico con l’utilizzo dei social.

Accedendo dal proprio account personale Instagram, e ricercando il tag #Cortocortina14, è possibile vedere ad oggi, fine novembre, più di 150 video di durata massima di 15 secondi caricati da utenti provenienti da tutti gli angoli della Terra. Si tratta del primo contest in assoluto che mette in gara video realizzati attraverso Istagram, ideato dal Festival Cortinametraggio e lanciato pochi mesi dopo il “via” dato dal social network di poter caricare clip di breve durata da condividere con la propria cerchia di seguaci. Come già per le foto, anche i brevi filmati possono essere modificati applicando fino a 13 filtri diversi, inoltre è possibile aggiungere effetti speciali visivi e spezzare la ripresa in segmenti, in una sorta di vero e proprio montaggio. Il formato dei video è sempre quadrato, come le vecchie Polaroid insegnano. Instagram è tra i social più diffusi, e conta ad oggi 150 milioni di utenti tra Adroid e iOS. Dal 21 novembre l’applicazione è disponibile in versione Beta sui dispositivi che utilizzano Windows Phone, anche se la possibilità di caricare video ancora non è prevista.

Cortinametraggio-instagram-festival

La sfida lanciata a tutti coloro che si riconoscono “video” Instantreporter, e che vogliono partecipare al concorso, è il saper raccontare in pochi istanti una storia, un’emozione o un luogo senza vincoli di tema o limiti al numero di video caricati.

I lavori vincitori del Contest di Cortinametraggio verranno proiettati durante le giornate della manifestazione, dal 20 al 23 marzo al Cinema Eden di Cortina d’Ampezzo, location dell’evento.

Per ulteriori informazioni e per scaricare bando di concorso ed entry form è sufficiente andare sul sito ufficiale dell’iniziativa.

Per iscriversi basta un click e potrete ritrovare tutti i video caricati sulla pagina ufficiale dell’evento su Facebook.

Ringrazio Margherita per avermi fatto scoprire questo concorso e vi lascio con il teaser di #Cortocortina14 :

Guerrilla JobSeeking: tra Marketing e Personal Brand [Italiano, English, Français]

Lo scorso weekend ho deciso di lanciarmi in una campagna di personal branding per ingannare le delusioni delle mancate risposte o dei rifiuti alla fine di alcuni percorsi di selezione per lavoro.

Molte persone si sono occupate di trattare il tema del come gestire la propria reputazione e le proprie esperienze come se si trattasse di un brand da promuovere. Non da ultima, la mia cara amica Social e SEO Consultant, Lavina Fuso Nerini mi ha segnalato l’articolo apparso su The Vortex Gestire la figura professionale online (parte terza): come usare gli strumenti digitali per realizzare dei cv creativi .

Ricercando una modalità di diffondere il mio resume per raggiungere head hunter e società alla ricerca di giovani creativi e svegli, ho scelto di ricorrere a una

 forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.

Da qui il nome Guerrilla JobSeeking, una ricerca di lavoro che cercasse di utilizzare fenomeni non convenzionali – come Twitter – veicolando il proprio messaggio attraverso canali classici – l’hashtag #twesume – per presentare in maniera eccentrica e aggressiva un resume non convenzionale:

Guerrilla JobSeeking
https://twitter.com/mauroberlanda/status/330651506846072834

Come un’azione di Guerrilla Marketing va valutata alla luce del profitto che ha generato (e non del numero delle vendite), ho scelto di inserire un riferimento al curriculum generato con Google URL Shortener al fine di poter monitorare le visite al profilo con uno strumento di Analytics – per quanto non molto accurato:

Analytics Guerrilla JobSeeking
Analytics della campagna di Guerrilla JobSeeking

Il principale problema che mi sono posto è stato il seguente: come rendere virale questa campagna?

Avrei potuto insistere sul contenuto: un curriculum presentato secondo le modalità dell’articolo a cui facevo riferimento a inizio post. La mia formazione e le mie esperienze, tuttavia, non si prestano eccessivamente a layout grafici troppo eccentrici o alla presentazione coinvolgente di un cv animato (penso per esempio al rendering di un portfolio di progetti). Mi sono quindi limitato a redigere un resume molto social a partire da “bottoni” che rinviano ai miei account su social network e social media, collegamenti a lettere di referenza, ai precedenti responsabili nel corso delle varie esperienze, testo della tesi, un’intervista al TG3 e una ad un blog musicale. Insomma, si può trovare una buona panoramica delle mie potenzialità professionali e del mio caratteri in poco meno di due pagine.

Ho provato allora a cercare canaliweb tribe attraverso cui veicolare questa iniziativa in maniera efficace. Ho ricevuto tanti complimenti e poche osservazioni molto costruttive e preziose. La condivisione, però, a qualche giorno dal lancio ancora tarda. Lo strumento che ho adottato per l’Analytics è certamente poco preciso (molte visite compaiono e scompaiono a distanza di poche ore), ma indica come a fronte di poco più di 55 condivisioni vi siano state circa 170 visite. Insomma, è come se ogni persona che ha condiviso questo link non abbia raggiunto più di altre persone oltre a sé stessa.

Questo risultato me lo spiego sulla base di alcune considerazioni:

  • in una situazione drammatica del mercato del lavoro, promuovere il proprio brand come potenziale lavoratore innesca dinamiche di concorrenza latente che porta a non voler sponsorizzare la ricerca di un potenziale competitor;
  • l’utilizzo di Twitter in Italia è molto limitato – 3 milioni scarsi di iscritti, di cui solo una percentuale minoritaria di utenti attivi – ed è terreno arido per questo tipo di iniziative: sarebbe stato più semplice probabilmente impiegare un altro social network, ma non sarebbe stato funzionale in termini di ricerca di una community in grado di raccogliere l’interesse della sfida posta con questo tweet;
  • il mio curriculum non è probabilmente così interessante oppure ho frainteso il mezzo: solitamente le persone riassumono in un #twesume le proprie esperienze, io ho cercato la provocazione, volevo offrire una miccia che in grado di innescare la curiosità a cercare di capire chi stesse dietro quelle parole;
  • non ho svolto un buona attività di promozione e di creazione di passaparola attraverso le web tribe di riferimento: mi sono rivolto ad alcune community di Google Plus, gruppi su Linkedin e cercato di innescare un passaparola attraverso condivisioni su facebook che non hanno avuto un buon ritorno.

Non considero questa esperienza conclusa. Al contrario utilizzo lo strumento di questo post per parlarne, chiedere consigli e lasciare a chi la possibilità di aderire e di contribuire lasciando un commento e dandomi qualche consiglio.

Perciò rispondete, reagite, ditemi cosa ne pensate, cosa potrei fare o cosa vi convincerebbe a condividere una campagna di questo tipo!

[A breve la traduzione anche in inglese e in francese]

Social Media Marketing: qualche segreto sui video virali

Il SMM è da sempre caratterizzato dalla forte impronta ricevuta da una determinata web tribe di riferimento per uno specifico social media. Possiamo ritrovare questi elementi sia nella sintassi (un tweet ha una lunghezza e una struttura grammaticale e logica profondamente diversa da un post su facebook o un articolo su un blog) sia nel linguaggio che varia da tribù a tribù.

L’anno scorso Adweek presentò attraverso questa infographic Data Points: Video Ads’ Greatest Hits | How we watch Web videos and the ads that surround them i principali trend sulla visualizzazione di video su dispositivi mobile e delle prestazioni della pubblicità in tale settore.

Infographic data mobil internet ads Adweek Per quanto questa immagine rappresenti i dati raccolti negli Stati Uniti dodici mesi fa, è presumibile trovare oggi una loro applicazione e attualità dovuta al ritardo della risposta del mercato e degli utenti italiani a questo tipo di dinamiche. Data la crescente importanza dei dispositivi mobili e delle diverse modalità di comunicazione specifiche di questi dispositivi, l’immagine e il video ricoprono oggi un’importanza senza precedenti. L’efficacia di una campagna è legata alla sua capacità di coinvolgere i destinatari e creare un dibattito attorno a sé stessa. MA persone sempre più disabituate a leggere preferiscono immagini o video informativi, quindi cerchiamo di capire come ottimizzarli.

Per inquadrare meglio la questione dei video virali suggerisco allora due approcci.

Un primo approccio che affonda le proprie radici in un mix tra analisi netnografica e quantitativa dei dati è quello proposto dall’esperto in marketing strategico Leonardo Pavanello. Nell’articolo 10+ suggerimenti per realizzare un video virale pubblicato su Ninjamarketing, introduce brevemente e spiega il funzionamento di base dell’algoritmo ShareRank™ messo a punto da Unruly Media, agenzia leader nella realizzazione di campagne viral.

Sulla base dei parametri presi in considerazione in questa formula di previsione di uno share rate gli elementi a cui suggerisce di fare particolare attenzione sono l’intensità della risposta psicologica e la forza della motivazione sociale che porta alla condivisione.

Esistono diversi tipi di risposte psicologiche che possono comportare tentativi di essere divertenti oppure di fare leva sulle emozioni. In questo periodo storico le emozioni a cui si ricorre con maggiore efficacia sono la nostalgia, la paura e lo shock, in quanto rappresentano degli stati d’animo che inducono le persone a condividere il contenuto. Ovviamente tale contenuto deve essere di qualità e – a tal fine – deve soddisfare alcuni requisiti in termini di informazione e coinvolgimento. Un trend che trova ampia applicazione in questo momento si basa sul fattore esperienziale coinvolgendo il consumatore attraverso azioni di marketing non convenzionale. Un altro elemento fondamentale è riuscire a trovare un nesso tra lo spot che si vuole realizzare e la vita reale del consumatore creando così occasioni di discussione sulla rete. Alcune riflessioni conclusive vertono su budget e seeding. Rimando quindi all’articolo dove potrete trovare esempi di video virali e una trattazione più dettagliata dell’argomento.

Una volta capito come impostare una campagna di questo tipo, per la sua realizzazione rimando a una breve guida operativa – Come produrre un video virale – ricca di preziosi consigli per promuovere la nostra attività o il nostro blog.

In effetti, l’approccio proposto da Millionaireweb è più simile a quello che potremmo aspettarci da un tutorial:

  • scegliere di un contenuto originale che sia utile o divertente;

  • distribuire efficacemente le informazioni all’interno del video e adottare la durata più opportuna;

  • curare con attenzione la scelta del titolo, della descrizione e degli altri elementi che possono permettere di realizzare un’attività di SEO efficace;

  • inserire url all’interno dei video su Youtube;

  • mettere in evidenza il proprio brand;

  • non insistere sulle vendite, ma prevedere sempre una call to action;

  • sperimentare in continuazione.

Sempre nella stessa guida potrete trovare una breve rassegna di software di video editing a pagamento per la post-produzione del vostro video.

In conclusione, facendo riferimento a questi testi e alla mia esperienza, è ragionevole affermare che il segreto di un video virale stia nel sapere individuare una comunità – o web tribe – di riferimento che sia target del nostro messaggio e da cui riprendiamo archetipi e linguaggio; veicolare il nostro messaggio attraverso gli influencer più opportuni e, infine, avere un contenuto che contenga novità in grado impressionare l’utente che nell’era del web 2.0 è sottoposto a continui stimoli e tentavi di inclusione all’interno di dinamiche partecipative che si svolgono sulla rete.

Strumenti SEO disponibili per chi usa Google Chrome – parte 1

Grazie alla sua rapidità e al suo semplice utilizzo, il browser Google Chrome ha saputo in questi ultimi anni affermarsi e oggi continua a conoscere una buona espansione grazie alla sua duttilità. Tra le estensioni che possiamo ritrovare nella sezione chrome://extensions/ alcune riguardano l’attività di Search Engine Optimisation. In questo articolo mi occuperò di fare una breve recensione dei plug-in che ho sperimentato in quest’ultimo periodo:

SEO for Chrome (3,5/5)

SEO for Chrome

L’estensione SEO for Chrome – creata dagli australiani Marketingabuse.com –  offre senza dubbio una panoramica generale delle funzioni che possono trovare applicazione nel posizionamento organico di un sito internet nelle SERP. In particolare, troviamo indicazioni in merito a:

  • Backlinks, il numero di link che rimandano al pagina che si sta visitando rilevati da Alexa, Google, MajesticSEO, Open Site Explorer e Yahoo Site Explorer.
  • Statistiche realtive ai Social Media, il numero di preferiti/condivisioni che un sito ha ricevuto da Twitter (tweet), Facebook (like), Delicious (bookmarks), Digg (diggs), Google (buzz) e StumbleUpon (Stumbles).
  • Pagine indicizzate,il numero di pagine indicizzate nelle principali SERP, ovvero Ask, Bing, Google, Yahoo, Baidu e Yandex.
  • Statistiche relative al traffico, il volume di visite ricevute dal sito secondo Compete.com, Google Ad Planner e Quantcast.
  • Statistiche relative al PPC e all’Organic Search, per comprendere la competitività di una pagina rispetto al pay-per-clic e il suo posizionamento organico, in particolare con riferimento al traffico di ricerca, parole chiave ricercate, budget PPC, traffico PPC e keywords PCC.
  • Cache, permette l’accesso alle versioni cache del sito attraverso Archive.org, CoralCDN, Google, WebCite.
  • Informazioni varie onsite (HTTP Status, Robots.txt e Sitemap.xml) e sul dominio (DNS, indirizzo IP del server, localizzazione del Server location, Whois).

Questo plug-in è uno strumento prezioso per principianti che vogliono approcciarsi all’insieme delle potenzialità della SEO e ne vogliono comprendere il significato – nonché l’utilità. Tuttavia, molte informazioni non sono disponibili per domini di secondo o terzo livello, rendendo così la sua operatività limitata per tutto ciò che è gratuito all’interno nel mondo dell’hosting. Inoltre, pare che l’applicazione non sia stata sviluppata negli ultimi due anni, data l’importanza accordata ad alcune SERP, alcuni social, ma soprattutto per i frequenti bug che si incontrano qualora si cerchi di andare più a fondo nell’analisi.

Pur non avendo la capacità di rappresentare uno strumento professionale, SEO for Chrome è un’applicazione molto utile per muovere i primi passi a livello amatoriale.

Giudizio Chrome Web Store: 4/5.

Mio giudizio: 3,5/5.

Website SEO Analysis and Reviews (1/5)

Website SEO Analysis Review Chrome Plugin

Il plug-in Website SEO Analysis and Reviews realizzato da appspyre.com consente di creare dei report relativi alla pagina internet che si sta visitando. Il menu che si apre cliccando sull’icono che riporta il PageRank della pagina apre una barra laterale in cui è possibile riconoscere alcune sezioni:

  • Overview: informazioni relative allo status del sito (attivo, non attivo), la platform (Operation Platform), il framework (Operational Framework, Control Framework, iFrames Analysis), informazioni sul dominio Whois (Current Server Time,

    Server Location, Alexa Country Rank).

  • View full analysis: il bottone dovrebbe rimandare a un report completo che include inoltre analisi dei 

    Meta Tags (Title, Description, Keywords), rilevanza degli Heading Tags

    Image Consistency, Words Consistency, www-Resolve Analysis, file robots.txt e disponibilità della 

    Sitemap, tipo di documento

    (doctype), tempo di risposta della pabgina, pagine indicizzate (Bing e Google), backlinks, statistiche relative al traffico e menzioni sui social (Facebook e Twitter).

La scheda di presentazione nel Web Chrome Store segnala queste possibilità straordinarie ed attribuisce all’applicazione una valutazione di 5/5. Ho riscontrato, tuttavia, che il caricamento della barra è molto lento e spesso non arriva a raccogliere i dati relativi al sito (in corrispondenza di ogni categoria il valore associato è n/a). Quando poi ho tentato di creare dei report completi, vengo sempre reindirizzato a una pagina che presenta il classico errore 404. Insomma, le intenzioni erano ottime e probabilmente l’applicazione nella primavera 2012 funzionava anche – dati i feedback positivi – tuttavia oggi si rivela un totale fiasco. La valuterei 1/5  nella speranza che venga sviluppata ulteriormente e realizzi il suo potenziale. Ad oggi è inutile installarla.

Comparing CMS: WordPress vs Joomla [Infographic, Sitepoint]

In July and August 2012, Sitepoint published some articles by Mark Atkinson comparing WordPress and Joomla as content management systems:

These articles initiated a rich debate, with general agreement on the following idea: each CMS is a great choice with particular strengths that will appeal to users with differing needs, capabilities and situations.

Ricky Onsman, an Australian webdesigner, summarized theses conclusions drawing this great infographic! Discover which one is the best option for you:

Wordpress vs Joomla
Click on the image to enlarge it

How to Use WordPress for a Better Online Social Presence [Infographic, Webfuse]

A few days ago,  Webfuse  published an interesting infographic to show how the online social presence could be improved linking a WordPress blog to Facebook and Twitter accounts.

There are several kind of blogs in WordPress:  Personal, Business, Schools, Non-profit, Politics, Private, Military, Sports, How-to, Tips and Review. In any case WordPress can provide some advantages thanks to its Dashboard (where it’s possible to manage layout and contents), Flexibility, Security, Widget and Plug-ins.

Moreover, WordPress makes the Search Engine Optimization possible adding tags to each post and keywords to pages, assigning content to categories and creating media titles and descriptions.

A Twitter Integration allows to spread the content more efficiently, while using Facebook you can let people to connect to your brand and products.

https://games4joke.files.wordpress.com/2013/04/online-social-presence-with-wordpress_516e2fb34de80.jpg

Get More Blog Pageviews [Infographic, Bitrebels]

I found several very interesting infographics on http://cdn.bitrebels.netdna-cdn.com/ Among these, my favourite was the one containing some tips for getting more visitors on WordPress:

  1. Post good content frequently
  2. Make your posts shareable
  3. Use tool for content curation
  4. Accept guest writers
  5. SEO
  6. Edit & proofread every word before it’s published
  7. Link building
  8. Email marketing the right way
  9. Break up a long post
  10. Use social media creatively

Enjoy this great infographic!

Get More Blog Pageviews [Infographic, Bitrebels]

Social Media e Lavoro: Le Company Pages su Linkedin

Trovandomi in questo momento alla ricerca di un’occupazione professionale, ritengo possa essere interessante mettere in luce alcune competenze o il modo in cui intenderei lavorare in determinati settori qualora me ne fosse data l’opportunità.

Recentemente ho cominciato a interessarmi in maniera concreta al Social Media Marketing e al Digital Marketing. Mi piacerebbe sfruttare lo spazio di questo blog per parlarne e illustrare il funzionamento di alcuni strumenti.

Un tool che non è ancora molto conosciuto o spesso non viene sfruttato a sufficienza sono le Company Pages su Linkedin. Di seguito riporto una presentazione in cui vengono raccolti consigli e best practice delle imprese che meglio hanno saputo sfruttare questo strumento nel 2012.


Pochi mesi fa Susan Gunelius indicava dalle colonne di Forbes alcuni semplici passi per creare una Company Page che sapesse rispondere ai bisogni delle imprese:
  1. Write a compelling summary.
  2. Add products and services.
  3. Make sure your most important product is listed first.
  4. Capture attention with a fantastic cover image.
  5. Add career information.
  6. Ask your employees to connect with your page.
  7. Ask for product and service reviews.
  8. Publish some company updates to make your Page look useful.
  9. Promote your LinkedIn Company Page.
  10. Use featured updates to highlight important content.
  11. Use targeted updates to promote more effectively.

Per chi è interessato al mondo di Linkedin e a trovare nuovi modi creativi di sfruttare gli strumenti a disposizione, consiglio caldamente gli interventi di Stefanie Sammons sul sito socialmediaexaminer. Esperta di online influence, mostra i punti di forza dell’impiego creativo di queste pagine a seconda del fine perseguito:

#1: LinkedIn — Develop a Campaign

#2: HubSpot — Create Leads

#3: CNBC — Cross-Promote Other Social Channels

#4: Facebook — Find New Talent

#5: American Airlines — Engage Your Audience

Facendo un po’ di benchmark e studiando come si sono mosse queste compagnie, è possibile ottenere degli ottimi risultati per la propria pagina anche senza avere il loro stesso potere.

Il modo migliore di concludere questa riflessione è, senza dubbio, riproporre due webcast di Linkedin e Hubspot:

* il primo è volto a spiegare come utilizzare le Company Pages di Linkedin per i propri affari. In particolare, alla fine della presentazione si dovrebbe essere in grado di:

  1. creare una Company Page su misura per i bisogni specifici della propria società;
  2. Promuovere efficacemente prodotti e servizi;
  3. Incoraggiare la condivisione dei contenuti presenti nella pagina.

* il secondo, invece, cerca di far comprendere l’importanza di avere molti follower per la propria pagina e come assicurarseli

Sono certo che l’utilità di questi strumenti sia chiara a tutti, ma spesso le imprese non hanno il tempo e le competenze per realizzare in maniera efficace una pagina di questo tipo. Se vi interessa e avete bisogno di una mano, venite a trovarmi su LinkedIn!