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Una meschina pubblicità: sciopero della polizia e “colpi accidentali”

Sappiamo tutti in che condizioni versino le casse del nostro Paese e chiunque abbia un amico nella polizia o nell’arma può vantare una collezione di aneddoti alquanto imbarazzanti.

Sin dai tempi della della campagna sul fronte orientale, l’inadeguatezza dei mezzi a disposizione dei protettori dell’Italia ha costituito un problema in termini di sicurezza e di vite umane. A quell’epoca non si potevano contare i dispersi e la ritirata ha visto rincasare solo una misera parte delle giovani vite spedite in una scellerata missione.

Italiani al fronte russo durante la seconda guerra mondiale
Italiani al fronte russo durante la seconda guerra mondiale

La nostra polizia al giorno d’oggi è una barzelletta. In un Paese, oltre all’etica, sono gli stipendi a rendere la gente corrotta. I tutori della legge spesso pagano di tasca propria la benzina per eseguire ricognizioni in pattuglia e sono canzonati in un clima carnascialesco, quasi da stadio. Beninteso, non sto cercando di giustificare certe condotte, ma soltanto vorrei contestualizzarle.

Il congelamento degli stipendi della Pubblica Amministrazione sembra un provvedimento necessario, ancorché legittimo. In un Paese normale mi sarei aspettato un dialogo tra le parti e una soluzione si sarebbe potuta raggiungere di comune accordo. Ma la ragion di stato (ma soprattutto l’Eurotower e chi davvero la governa) ci richiede altro.

In una tristemente celebre intervista dell’ottobre 2008, Cossiga indicava chiaramente la linea da seguire con i manifestanti: non rimetterli alla giustizia, ma fomentarli affinché alienino da sé i favori dell’opinione pubblica.

Nel solco della storia di un Paese governato da vigliacchi, penso che ancora una volta si sia cercata l’eversione dal dialogo. Un possibile allineamento sindacale dei Carabinieri sulla posizione della Polizia è stato pagato caro. Proviamo a tralasciare per un attimo una vicenda umana che, per quanto drammatica, rimane pur sempre discutibile. Infatti, tre ragazzi a bordo di un motorino che invece di fermarsi all’alt! intimato dagli agenti, scappano a gambe levate impongono al tutore della legge l’impugnatura dell’arma e il colpo accidentale non si sarebbe mai verificato se le persone in questione avessero rispettato le più elementari norme del vivere civile.

Ma a noi questo non basta. Alla Renato Carosone, la stampa di oggi Vuò Fa’ L’Americano. Il mondo si è commosso e le emozioni sono esplose di fronte all’omicidio del ragazzo di Ferguson. Perché non riproporre lo stesso Made in Naples? L’odio per una polizia ingiusta e violenta è nell’aria (per quanto provenga da oltre oceano) e cavalcando l’onda si è potuto colpire chi oggi è più scomodo: il poliziotto.

Gli editoriali patetici di molte testate nazionali evocanti alla protezione della camorra (soprattutto da parte di chi si fa bello con le parole di Saviano) o i commenti beceri comparsi ovunque sui social network, fanno pensare che ad essere sconfitto sia qualche dipendente pubblico capriccioso (carabiniere o poliziotto che differenza fa per l’uomo medio?) e il suo sindacato lezioso.

Miei cari concittadini, chi ci ha rimesso oggi sono soltanto il cittadino e la sua incolumità.

Pensateci e buonanotte.

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Abbaglio del presidente del Parti de Gauche francese in occasione della morte della Thatcher

La notizia che ha tenuto banco in qualsiasi canale di informazione, nonché in ogni social media, oggi pomeriggio è stata la scomparsa a 87 anni di Margaret Thatcher. La lunga e discussa carriera politica della Lady di Ferro è costellata di episodi il cui significato ha assunto diversi significati per le formazioni politiche del proprio Paese ed estere.

Così, su segnalazione del blog nouvelordremondial.cc, riprendo un tweet pubblicato cinque ore fa da Jean-Luc Mélenchon, co-presidente del Parti de Gauche – formazione di sinistra francese che ha incontrato i favori di buona parte dei cittadini transalpini sin dalla sua creazione nel 2009.

Il tweet pubblicato da Jean-Luc Mélenchon in occasione della morte della Thatcher
Il tweet pubblicato da Jean-Luc Mélenchon in occasione della morte della Thatcher

Il messaggio di cordoglio espresso dal leader della sinistra francese è senza dubbio di discutibile gusto:

“Margaret Thachter sta per scoprire all’inferno quello che ha fatto ai minatori”.

In questo caso si fa riferimento al tragico sciopero dei minatori tra il 1984-1985. Come racconta Steve Roberts in quegli anni,

Il 12 marzo 1984, a partire dallo Yorkshire del sud, inizia il grande sciopero dei minatori, dopo che Ian McGregor annuncia la chiusura di 20 pozzi nell’anno successivo e la perdita di 20.000 posti di lavoro, compensati da aumenti salariali del 5,2%. Il primo giorno il numero dei pozzi in sciopero contro la chiusura è di 90 su 176; il giorno seguente il numero sale a 133 e dopo la prima settimana a 142. Un voto parziale, organizzato durante la prima settimana nelle regioni di tendenza moderata, dimostra che circa un terzo è contrario all’azione in corso. Malgrado ciò il 27 marzo si contano solo 38 pozzi in normale attività. Quel giorno, regioni come le Midlands che hanno votato contro lo sciopero si uniscono alla lotta. Alla fine di marzo l’attività è ferma nei tre quarti dei pozzi che dipendono dal NCB.
Un ruolo determinante in questa partita lo giocano i picchetti volanti, ai quali partecipano molti giovani lavoratori che per la prima volta si trovano coinvolti in un conflitto sociale su scala nazionale. I picchetti manifestano certamente tutta la collera dei dimostranti nei confronti dei crumiri, ma la responsabilità degli atti di violenza che si scatenano, che uccidono un minatore, che provocano numerosi feriti e centinaia di arresti, ricade interamente sulla polizia, che conta 8.000 agenti in assetto di guerra schierati dal governo per reprimere la lotta. Una delle principali operazioni della polizia è quella di intercettare i picchettatori per impedire che si spostino da una regione all’altra “a commettere delitti”. Queste misure draconiane vengono denunciate da varie organizzazioni di difesa dei diritti civili; i minatori rivolgono appelli alla Corte Suprema, dalla quale attendono un intervento contro questi attentati alla libertà di circolazione. L’azione dello Stato non si limita alla repressione poliziesca: multe e confische di beni colpiscono le organizzazioni sindacali che organizzano o appoggiano i picchetti in altre regioni.

La reazione del mondo politico francese alla dichiarazione contenuta in questo cinguettio non si è fatta attendere, pur non sollevando un polverone mediatico che facesse passare in secondo piano la notizia in sé. Interpellata a questo proposito, Marine Le Pen  ha affermato di non voler taper sur un cadavre. In effetti, per quanto Mélenchon non sia nuovo a questo tipo di uscite, la leader del Front National invita a non cavalcare fantasmi del passato per cercare di ridarsi credito di fronte a una arena politica che ha perso fiducia in lui. In altri termini, il senso del discorso della carismatica politica francese è “lasciamo che i morti seppelliscano i morti” e non strumentalizziamoli per ritagliarci uno spazio sulla scena mediatica che lentamente è occupato da altre questioni che in questo momento stanno maggiormente a cuore al Paese.

Un’altra reazione senz’altro curiosa,infine, è riportata questa volta da LesEchos e vede come protagonista il centrocampista inglese dell’Olympique Marseille Joey Barton:

La reazione di Joey Barton alla morte della Lady di Ferro
La reazione di Joey Barton alla morte della Lady di Ferro