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Come installare Scrapy su Windows in 5 semplici passi

Per motivi professionali o ricreativi possiamo avere  interesse a collezionare e indicizzare dei contenuti online (es. offerte di lavoro, indirizzi email, classifiche, liste, foto etc.). Tali contenuti possono essere facilmente raccolti utilizzando dei motori di ricerca che possiamo personalizzare a nostro piacimento.

Secondo la definizione di Wikipedia:

Un crawler (detto anche web crawler,spider o robot), è un software che analizza i contenuti di una rete (o di un database) in un modo metodico e automatizzato, in genere per conto di un motore di ricerca.

Scrapy è un software open source che permette di creare i propri webcrawler. Sebbene la sua sintassi sia intuitiva, l’installazione in windows è molto complessa a causa di molti pacchetti assenti nel sistema operativo.

Sample Scrapy Code

 

Di seguito la prima guida in italiano su come procedere all’installazione in cinque semplici passi:

  1. Installate Python 2.7x: il pacchetto non è ancora supportato nelle versioni più recenti di Python (3.x). Potete cliccare di seguito per scaricare Phyton 2.79
  2. Installate Microsoft Visual C++ Compiler for Python 2.7: nell’installazione di molti componenti aggiuntivi di Python avrete probabilmente incontrato l’errore seguente: error: Unable to find vcvarsall.bat Potete scaricare direttamente dal sito di Microsoft l’estensione che vi permette di risolvere questo problema.
  3. Installate lxml: lxml è la libreria che permette di processare XML e HTML in Python. Invece di complicarvi la vita ricostruendo i pacchetti da scaricare in .tgz, potete seguire queste semplici istruzioni:
    • aprire il prompt dei comandi (cliccate sul simbolo di windows e digitate cmd)
    • eseguire il programma come amministratori ed entrate nella cartella di installazione di Python
    • (per chi non ricordasse DOS) siccome sarete ridiretti automaticamente alla cartela C:/User/[il vostro nome], è necessario digitare due volte cd.. + Invio . Da C:/ digitate cd Python27 + Invio e poi cd Scripts + Invio
    • a questo punto digitare pip install lxml e l’installazione sarà completata in pochissimo tempo.
  4. Installate pyOpenSSL e Service Identity: questi due pacchetti vi permetteranno di navigare con i vostri crawler in maniera ai protocolli crittografici più diffusi (SSL, TSL etc.). Per l’installazione dei due file dovrete scaricare i moduli sul sito del Python Package Index, ovvero pyOpenSSL e Service Identity. Per la loro installazione dovrete:
    • estrarre il contenuto degli archivi in una cartella
    • aprire il prompt dei comandi
    • entrare nella cartella in cui sono stati installati i pacchetti [suggerimento: siccom i nomi sono piuttosto lunghi e contengono le specifiche della versione di riferimento, potete richiamare semplicemente la cartella scrivendone parte del nome es. cd pyOpenS*)
    • digitare setup.py install
  5. Installate Scrapy: ora che tutti i requisiti sono soddisfatti, potete seguire le medesime istruzioni del punto 3. e digitare pip install Scrapy

Ho scritto questo articolo perché non sono un utente esperto di Python e ho incontrato moltissime difficoltà nell’installare Scrapy. Gli utilizzi che ne sono fatti sono svariati, come si può vedere anche dalle testimonianze raccolte sul sito del progetto.

Ovviamente l’installazione è solo il primo passo. Vi consiglio di seguire questo tutorial per cominciare ad avere un’idea di come muovervi una volta che Scrapy è installato.

Se avete qualche domanda, sarò lieto di provare a rispondervi. In ogni caso, sentitevi liberi di lasciare un commento per qualsiasi cosa.

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Social Media Marketing: qualche segreto sui video virali

Il SMM è da sempre caratterizzato dalla forte impronta ricevuta da una determinata web tribe di riferimento per uno specifico social media. Possiamo ritrovare questi elementi sia nella sintassi (un tweet ha una lunghezza e una struttura grammaticale e logica profondamente diversa da un post su facebook o un articolo su un blog) sia nel linguaggio che varia da tribù a tribù.

L’anno scorso Adweek presentò attraverso questa infographic Data Points: Video Ads’ Greatest Hits | How we watch Web videos and the ads that surround them i principali trend sulla visualizzazione di video su dispositivi mobile e delle prestazioni della pubblicità in tale settore.

Infographic data mobil internet ads Adweek Per quanto questa immagine rappresenti i dati raccolti negli Stati Uniti dodici mesi fa, è presumibile trovare oggi una loro applicazione e attualità dovuta al ritardo della risposta del mercato e degli utenti italiani a questo tipo di dinamiche. Data la crescente importanza dei dispositivi mobili e delle diverse modalità di comunicazione specifiche di questi dispositivi, l’immagine e il video ricoprono oggi un’importanza senza precedenti. L’efficacia di una campagna è legata alla sua capacità di coinvolgere i destinatari e creare un dibattito attorno a sé stessa. MA persone sempre più disabituate a leggere preferiscono immagini o video informativi, quindi cerchiamo di capire come ottimizzarli.

Per inquadrare meglio la questione dei video virali suggerisco allora due approcci.

Un primo approccio che affonda le proprie radici in un mix tra analisi netnografica e quantitativa dei dati è quello proposto dall’esperto in marketing strategico Leonardo Pavanello. Nell’articolo 10+ suggerimenti per realizzare un video virale pubblicato su Ninjamarketing, introduce brevemente e spiega il funzionamento di base dell’algoritmo ShareRank™ messo a punto da Unruly Media, agenzia leader nella realizzazione di campagne viral.

Sulla base dei parametri presi in considerazione in questa formula di previsione di uno share rate gli elementi a cui suggerisce di fare particolare attenzione sono l’intensità della risposta psicologica e la forza della motivazione sociale che porta alla condivisione.

Esistono diversi tipi di risposte psicologiche che possono comportare tentativi di essere divertenti oppure di fare leva sulle emozioni. In questo periodo storico le emozioni a cui si ricorre con maggiore efficacia sono la nostalgia, la paura e lo shock, in quanto rappresentano degli stati d’animo che inducono le persone a condividere il contenuto. Ovviamente tale contenuto deve essere di qualità e – a tal fine – deve soddisfare alcuni requisiti in termini di informazione e coinvolgimento. Un trend che trova ampia applicazione in questo momento si basa sul fattore esperienziale coinvolgendo il consumatore attraverso azioni di marketing non convenzionale. Un altro elemento fondamentale è riuscire a trovare un nesso tra lo spot che si vuole realizzare e la vita reale del consumatore creando così occasioni di discussione sulla rete. Alcune riflessioni conclusive vertono su budget e seeding. Rimando quindi all’articolo dove potrete trovare esempi di video virali e una trattazione più dettagliata dell’argomento.

Una volta capito come impostare una campagna di questo tipo, per la sua realizzazione rimando a una breve guida operativa – Come produrre un video virale – ricca di preziosi consigli per promuovere la nostra attività o il nostro blog.

In effetti, l’approccio proposto da Millionaireweb è più simile a quello che potremmo aspettarci da un tutorial:

  • scegliere di un contenuto originale che sia utile o divertente;

  • distribuire efficacemente le informazioni all’interno del video e adottare la durata più opportuna;

  • curare con attenzione la scelta del titolo, della descrizione e degli altri elementi che possono permettere di realizzare un’attività di SEO efficace;

  • inserire url all’interno dei video su Youtube;

  • mettere in evidenza il proprio brand;

  • non insistere sulle vendite, ma prevedere sempre una call to action;

  • sperimentare in continuazione.

Sempre nella stessa guida potrete trovare una breve rassegna di software di video editing a pagamento per la post-produzione del vostro video.

In conclusione, facendo riferimento a questi testi e alla mia esperienza, è ragionevole affermare che il segreto di un video virale stia nel sapere individuare una comunità – o web tribe – di riferimento che sia target del nostro messaggio e da cui riprendiamo archetipi e linguaggio; veicolare il nostro messaggio attraverso gli influencer più opportuni e, infine, avere un contenuto che contenga novità in grado impressionare l’utente che nell’era del web 2.0 è sottoposto a continui stimoli e tentavi di inclusione all’interno di dinamiche partecipative che si svolgono sulla rete.