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Come installare Scrapy su Windows in 5 semplici passi

Per motivi professionali o ricreativi possiamo avere  interesse a collezionare e indicizzare dei contenuti online (es. offerte di lavoro, indirizzi email, classifiche, liste, foto etc.). Tali contenuti possono essere facilmente raccolti utilizzando dei motori di ricerca che possiamo personalizzare a nostro piacimento.

Secondo la definizione di Wikipedia:

Un crawler (detto anche web crawler,spider o robot), è un software che analizza i contenuti di una rete (o di un database) in un modo metodico e automatizzato, in genere per conto di un motore di ricerca.

Scrapy è un software open source che permette di creare i propri webcrawler. Sebbene la sua sintassi sia intuitiva, l’installazione in windows è molto complessa a causa di molti pacchetti assenti nel sistema operativo.

Sample Scrapy Code

 

Di seguito la prima guida in italiano su come procedere all’installazione in cinque semplici passi:

  1. Installate Python 2.7x: il pacchetto non è ancora supportato nelle versioni più recenti di Python (3.x). Potete cliccare di seguito per scaricare Phyton 2.79
  2. Installate Microsoft Visual C++ Compiler for Python 2.7: nell’installazione di molti componenti aggiuntivi di Python avrete probabilmente incontrato l’errore seguente: error: Unable to find vcvarsall.bat Potete scaricare direttamente dal sito di Microsoft l’estensione che vi permette di risolvere questo problema.
  3. Installate lxml: lxml è la libreria che permette di processare XML e HTML in Python. Invece di complicarvi la vita ricostruendo i pacchetti da scaricare in .tgz, potete seguire queste semplici istruzioni:
    • aprire il prompt dei comandi (cliccate sul simbolo di windows e digitate cmd)
    • eseguire il programma come amministratori ed entrate nella cartella di installazione di Python
    • (per chi non ricordasse DOS) siccome sarete ridiretti automaticamente alla cartela C:/User/[il vostro nome], è necessario digitare due volte cd.. + Invio . Da C:/ digitate cd Python27 + Invio e poi cd Scripts + Invio
    • a questo punto digitare pip install lxml e l’installazione sarà completata in pochissimo tempo.
  4. Installate pyOpenSSL e Service Identity: questi due pacchetti vi permetteranno di navigare con i vostri crawler in maniera ai protocolli crittografici più diffusi (SSL, TSL etc.). Per l’installazione dei due file dovrete scaricare i moduli sul sito del Python Package Index, ovvero pyOpenSSL e Service Identity. Per la loro installazione dovrete:
    • estrarre il contenuto degli archivi in una cartella
    • aprire il prompt dei comandi
    • entrare nella cartella in cui sono stati installati i pacchetti [suggerimento: siccom i nomi sono piuttosto lunghi e contengono le specifiche della versione di riferimento, potete richiamare semplicemente la cartella scrivendone parte del nome es. cd pyOpenS*)
    • digitare setup.py install
  5. Installate Scrapy: ora che tutti i requisiti sono soddisfatti, potete seguire le medesime istruzioni del punto 3. e digitare pip install Scrapy

Ho scritto questo articolo perché non sono un utente esperto di Python e ho incontrato moltissime difficoltà nell’installare Scrapy. Gli utilizzi che ne sono fatti sono svariati, come si può vedere anche dalle testimonianze raccolte sul sito del progetto.

Ovviamente l’installazione è solo il primo passo. Vi consiglio di seguire questo tutorial per cominciare ad avere un’idea di come muovervi una volta che Scrapy è installato.

Se avete qualche domanda, sarò lieto di provare a rispondervi. In ogni caso, sentitevi liberi di lasciare un commento per qualsiasi cosa.

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Prepararsi alla Annual Performance Review

La fine dell’anno si avvicina inesorabilmente. Mentre già pensiamo a cosa mettere sotto l’albero per amici e cari, programmiamo vacanze cercando di far quadrare gli ultimi giorni di ferie rimasti e cominciamo a vestirci in maniera pesante lottando contro un inverno che – pare – sarà lungo e rigido, arriva il tempo dei bilanci sui propositi personali e lavorativi.

L’Annual Performance Review sarà un tema caldo per chi lavora nel mondo del privato e con questo post spero di aiutare me stesso e voialtri a preparaci al meglio.

Annual Performance Review

La fondatrice di Human Workplace, Liz Ryan, ha illustrato a questo proposito un’interessante breve lista di cose da fare e da evitare sulle colonne di Bloomberg Businessweek:

 to-do-yes
 tick-mark-no
Prendere l’occasione sul serio : si tratta di un momento unico di dialogo col proprio manager Non aspettare questo momento per chiedere un aumento di stipendio. Il budget potrebbe essere già stato definito
Essere preparati : redigere l”autovalutazione con cura, informarsi sullo svolgimento della review Non essere irrealisti : è molto probabile che la valutazione non sarà esaltante. Tutti possono migliorare
Focalizzarsi sulla big picture : il tempo a disposizione non è molto, meglio non perdersi su dettagli Non cercare scuse : “non ho potuto fare il mio lavoro perché qualcuno o qualcosa…”
Fare chiarezza : se non si capisce un feedback del proprio manager chiedere spiegazioni Evitare atteggiamenti remissivi e assumersi tutte le colpe.
Fare tesoro dell’esperienza : redigere una lesson learned mezz’ora dopo l’incontro Evitare il braccio di ferro

Diverse guide sono state scritte in proposito e pareri molto interessanti si trovano nel mondo anglosassone, dove l’attenzione a questo modello di organizzazione aziendale e di gestione delle risorse umane vanta una storia che affonda le sue radici in tempi non sospetti.

Segnalo pertanto una check-list redatta dal sito HRweb. In questa pagina troverete una lista abbastanza esaustiva di quello che si intende per essere preparati. Lo stesso sito internet ci offre una classificazione dei form utilizzati in questi meeting sulla base di tre categorie principali:

  • Narrative
    • Pro: feedback personalizzati, molti spunti di riflessione per la discussione
    • Contro: difficile comparare le prestazioni, richiede molto tempo
  • Numerical Scale
    • Pro: strumenti di misurazione concreti e oggettivi
    • Contro: impersonale, rischia di essere inutile per il lavoratore
  • Descriptive Scale
    • Pro: elementi di misurazione concreti ed oggettivi
    • Contro: scelta limitata nei feedback potrebbe comprometterne l’utilità

Credo che, tuttavia, tutto il lavoro di preparazione alla review debba muovere dalla risposta ad una domanda fondamentale:

Perché la mia azienda fa una Annual Performance Review?

Le performance per cui si è valutati prendono come metro di paragone dei KPI (key performance indicators, per l’appunto) che derivano dalla vision e dai valori dell’impresa per cui si lavora. In quest’ottica, anche il mancato conseguimento di un obiettivo quantitativo potrebbe non compromettere la valutazione generale – ivi sia rispettata la dimensione qualitativa del lavoro e i valori che animano la maniera di fare business.

Ritengo quindi piuttosto interessante ricorrere alla seguente piramide quando si compila un formulario in cui si richiede di autovalutrasi sulla base dei propri risultati:

KPI-Strategic-Alignment-Pyramid

Per concludere, un breve video di HowCast riassume parte delle cose dette in una chiave umoristica – utile a scacciare le preoccupazioni:

Sarei contento di conoscere la vostra esperienza e la vostra opinione su questo tema, perciò non siate timidi… commentate!

Carriere nell’Unione Europea: alcuni preziosi consigli su come trovare la propria strada

Interessati alle carriere nell’Unione Europea, molti di voi probabilmente hanno ricercato diverse volte informazioni su esami, concorsi, tirocini o contratti. Un sito a cui mi sono affidato diverse volte è Online Eu Training nel quale è possibile trovare diversi webinar e materiale per prepararsi al meglio per questo genere di selezioni.

Le indicazioni fornite nel corso dello scorso mese di maggio da Andras Baneth sono senza dubbio molto preziose e un’ottimo spunto di riflessione sulle carriere nel quadro degli affari comunitari.

Il percorso da svolgere, quindi, prima di intraprendere un percorso negli EU affairs prevede:

  1. Innanzitutto è necessario capire quale sia il tipo di lavoro più adatto alle proprie caratteristiche e aspirazioni.
  2. A questo punto è necessario conoscere i metodi di selezione del personale. Per esempio, le istituzioni comunitarie ricorrono quasi sempre ai test EPSO, mentre le Agenzie a una selezione sulla base del curriculum.
  3. Scegliere un lavoro che permetta di progredire in un mix equilibrato tra sfide e competenze.
  4. Scegliere un lavoro che renda felici sulla base di quelle che sono le proprie aspettative.
  5. Ottimizzare i propri sforzi: scegliere un profilo specializzato per il proprio ingresso nel settore più consono.
  6. Esercitarsi in modo da conoscere a menadito  la metodologia d’esame.
  7. Fare un piano di studio composto di scadenze entro cui completare lo studio in maniera individuale o di gruppo.
  8. Candidarsi laddove si hanno le maggiori possibilità di avere successo.
  9. Definire chiaramente i propri obiettivi professionali.
  10. Preparare attentamente il dossier di candidatura con riferimento alla propria posizione geografica.
  11. Il layout e il contenuto del curriculum.
  12. Elementi extra vari (es. il giorno di invio della candidatura).
  13. L’importanza della fortuna.
  14. Minimizzare il rischio.

Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento, riporto di seguito il webinar integrale:

Infine, è disponibile un riassunto dell’intervento in inglese sulla pagina di EuTraning.

Ecco alcuni siti utili per trovare offerte nel settore degli European Affairs:

Consiglio inoltre di tenere monitorati diversi gruppi di Linkedin e profili di Twitter specializzati nella discussione di tematiche inerenti a questo tema, piuttosto che nella pubblicazione di offerte di lavoro.

In particolare:

Potete inoltre utilizzare social network più specializzati o altri canali privilegiati per questo tipo di discussioni.

 

 

Come sopravvivere ai colloqui di lavoro di gruppo

Nel percorso di ricerca di lavoro che mi ha accompagnato in questi ultimi mesi, ho avuto modo di provare un po’ tutte le forme di selezione a disposizione dei recruiter. Tra queste penso sia importante raccontarne un paio relative ai colloqui di gruppo.

colloquio di gruppo

Ricercando materiale sulle selezioni di gruppo, Google rimanda ad una serie di blog e webzine in cui ciascuno sostiene di aver scoperto l’acqua calda. Nel corso della mia esperienza, ho visto che un incontro collettivo è generalmente suddiviso in due momenti:

  • un momento di presentazione individuale di fronte al gruppo;
  • la soluzione di alcuni case study.

In particolare, riporto l’esperienza di selezione presso GiGroup e presso il quarto gruppo bancario italiano. Penso che tutti sappiano che nella sua attività di sourcing per conto di terzi, GiGroup si occupa della selezione di profili che poi saranno segnalato ad aziende clienti.

Il test collettivo (10 persone)  proposto da questa agenzia di selezione si compone, come dicevamo, di due momenti:

  • parlare in pubblico: un primo momento in cui è somministrata ai candidati una lista di affermazione sui temi più disparati (dai viaggi alla famiglia, dal femminismo al crollo demografico) tra cui sceglierne una, pensare a come motivarla in cinque minuti ed argomentarla in tre. La prova non presenta in sé alcuna difficoltà insormontabile, ma credo piuttosto che serva soltanto a valutare la capacità di una persona di improvvisare un impianto argomentativo e la capacità di motivarlo con efficacia in pubblico.
  • case study: si tratta in sostanza di un gioco di ruolo in cui a ciascuno è assegnata una funzione all’interno di un consiglio di amministrazione di un’impresa che opera nella green economy e rappresenta una divisione tra Amministrazione, Prodotto, R&D, Marketing, Risorse umane. Anche in questo caso non sono richieste competenze tecniche, è riportato quando da argomentare e l’obiettivo finale è conseguimento di una scelta comune sulla ripartizione di un budget in funzione del raggiungimento di alcuni obiettivi.

Come si sarà notato, si tratta essenzialmente di test in cui uno mette in luce alcuni aspetti del proprio carattere in maniera quasi ludica. La cosa importante è attenersi alle regole del gioco, non voler strafare e sapersi ritagliare il proprio spazio con astuzia. Non bisogna essere necessariamente i protagonisti per fare una buona impressione: io, per esempio, ho tenuto un atteggiamento conciliante e un “basso profilo” cosicché alla fine ho potuto far emergere alcuni aspetti del mio carattere con autorevolezza piuttosto che con prepotenza.

Una volta superata con successo questa prova, si è contattati per un colloquio conoscitivo che permette alla società di completare l’idea che si sono fatti del profilo del candidato così da poterlo proporre eventualmente alle aziende loro clienti.

Per quanto riguarda invece il quarto gruppo bancario italiano, l’attività di gruppo è preceduta da un assessment presso la loro Academy. Si tratta di due prove da svolgere al computer:

  • un primo test psico-attitudinale che comprende prove di logica verbale ed astratta, nonché di calcolo. Si hanno a disposizione 30 minuti per 50 quesiti. Io purtroppo sono riuscito a farne solo 49, ma ho visto gente passare semplicemente anche solo con una buona metà delle risposte corrette.
  • un secondo test comportamentale che consiste nell’assegnare un grado di riconoscimento in una serie di 70 comportamenti in base ad una scala da uno a quattro.

Una volta convocati per l’attività di gruppo (8 persone), la struttura ricalca quella già descritta per GiGroup:

  • parlare in pubblico: ogni candidato è invitato a prendere qualche appunto sul modo in cui potrebbe presentarsi in base a aspettative e motivazioni professionali, informazioni personali utili ai fini della selezionequello che i tuoi amici direbbero di te. Come vedete non c’è molto da preparare e la prova si presta di per sé a vari livelli di interpretazione. Per esempio, io sono partito dalla considerazione che non mi chiedesse di raccontare studi ed esperienze (per i quali ci sono sia i cv che gli incontri individuali) e ho preferito parlare di me stesso, delle mie passioni, la mia curiosità, i viaggi, il mio essere un po’ nerd e il soprannome affibiatomi da alcuni amici l’estate scorsa mentre scrivevo la tesi in teoria dei giochi (Asperger). Altri hanno invece preferito utilizzare questa vetrina per illustrare quanto avevano fatto fino a quel momento. Sinceramente non so quale sia l’atteggiamento giusto, ma probabilmente non ce n’è nessuno. Anche in questo caso il discorso deve essere breve, conciso e brillante nei limiti del possibile.
  • case study: in questo caso i giochi di ruolo sono due. Il primo consiste in una simulazione di una riunione a livello dirigenziale all’interno di una banca per prendere alcune decisioni all’unanimità in materia di promozione di dipendenti, provvedimenti disciplinari, sponsorizzazioni o beneficenza, accesso a un programma comunitario di home banking e strumenti di marketing da adottare per il lancio di un nuovo prodotto. Alla fine di un’ora di discussione bisogna eleggere a maggioranza qualificata una figura di riferimento all’interno del gruppo. Il secondo è invece una discussione all’interno di un’impresa su come ripartire un premio tra i sei commerciali per premiarli dei risultati conseguiti. Ogni personaggio in questione ha evidentemente degli aspetti molto positivi e altri decisamente negativi quindi la scelta non è facilmente condivisibile.

A seguito di questa fase è previsto poi un colloquio individuale conoscitivo.

Mi farebbe piacere sfruttare questo spazio per confrontare esperienze di colloqui di gruppo, al fine di vedere ciò che ricorre più spesso e affrontarli di volta in volta con la serenità necessaria. Perciò non esitate: commentate condividendo la vostra esperienza!

Guerrilla JobSeeking: tra Marketing e Personal Brand [Italiano, English, Français]

Lo scorso weekend ho deciso di lanciarmi in una campagna di personal branding per ingannare le delusioni delle mancate risposte o dei rifiuti alla fine di alcuni percorsi di selezione per lavoro.

Molte persone si sono occupate di trattare il tema del come gestire la propria reputazione e le proprie esperienze come se si trattasse di un brand da promuovere. Non da ultima, la mia cara amica Social e SEO Consultant, Lavina Fuso Nerini mi ha segnalato l’articolo apparso su The Vortex Gestire la figura professionale online (parte terza): come usare gli strumenti digitali per realizzare dei cv creativi .

Ricercando una modalità di diffondere il mio resume per raggiungere head hunter e società alla ricerca di giovani creativi e svegli, ho scelto di ricorrere a una

 forma di promozione pubblicitaria non convenzionale e a basso costo ottenuta attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti aggressivi che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.

Da qui il nome Guerrilla JobSeeking, una ricerca di lavoro che cercasse di utilizzare fenomeni non convenzionali – come Twitter – veicolando il proprio messaggio attraverso canali classici – l’hashtag #twesume – per presentare in maniera eccentrica e aggressiva un resume non convenzionale:

Guerrilla JobSeeking
https://twitter.com/mauroberlanda/status/330651506846072834

Come un’azione di Guerrilla Marketing va valutata alla luce del profitto che ha generato (e non del numero delle vendite), ho scelto di inserire un riferimento al curriculum generato con Google URL Shortener al fine di poter monitorare le visite al profilo con uno strumento di Analytics – per quanto non molto accurato:

Analytics Guerrilla JobSeeking
Analytics della campagna di Guerrilla JobSeeking

Il principale problema che mi sono posto è stato il seguente: come rendere virale questa campagna?

Avrei potuto insistere sul contenuto: un curriculum presentato secondo le modalità dell’articolo a cui facevo riferimento a inizio post. La mia formazione e le mie esperienze, tuttavia, non si prestano eccessivamente a layout grafici troppo eccentrici o alla presentazione coinvolgente di un cv animato (penso per esempio al rendering di un portfolio di progetti). Mi sono quindi limitato a redigere un resume molto social a partire da “bottoni” che rinviano ai miei account su social network e social media, collegamenti a lettere di referenza, ai precedenti responsabili nel corso delle varie esperienze, testo della tesi, un’intervista al TG3 e una ad un blog musicale. Insomma, si può trovare una buona panoramica delle mie potenzialità professionali e del mio caratteri in poco meno di due pagine.

Ho provato allora a cercare canaliweb tribe attraverso cui veicolare questa iniziativa in maniera efficace. Ho ricevuto tanti complimenti e poche osservazioni molto costruttive e preziose. La condivisione, però, a qualche giorno dal lancio ancora tarda. Lo strumento che ho adottato per l’Analytics è certamente poco preciso (molte visite compaiono e scompaiono a distanza di poche ore), ma indica come a fronte di poco più di 55 condivisioni vi siano state circa 170 visite. Insomma, è come se ogni persona che ha condiviso questo link non abbia raggiunto più di altre persone oltre a sé stessa.

Questo risultato me lo spiego sulla base di alcune considerazioni:

  • in una situazione drammatica del mercato del lavoro, promuovere il proprio brand come potenziale lavoratore innesca dinamiche di concorrenza latente che porta a non voler sponsorizzare la ricerca di un potenziale competitor;
  • l’utilizzo di Twitter in Italia è molto limitato – 3 milioni scarsi di iscritti, di cui solo una percentuale minoritaria di utenti attivi – ed è terreno arido per questo tipo di iniziative: sarebbe stato più semplice probabilmente impiegare un altro social network, ma non sarebbe stato funzionale in termini di ricerca di una community in grado di raccogliere l’interesse della sfida posta con questo tweet;
  • il mio curriculum non è probabilmente così interessante oppure ho frainteso il mezzo: solitamente le persone riassumono in un #twesume le proprie esperienze, io ho cercato la provocazione, volevo offrire una miccia che in grado di innescare la curiosità a cercare di capire chi stesse dietro quelle parole;
  • non ho svolto un buona attività di promozione e di creazione di passaparola attraverso le web tribe di riferimento: mi sono rivolto ad alcune community di Google Plus, gruppi su Linkedin e cercato di innescare un passaparola attraverso condivisioni su facebook che non hanno avuto un buon ritorno.

Non considero questa esperienza conclusa. Al contrario utilizzo lo strumento di questo post per parlarne, chiedere consigli e lasciare a chi la possibilità di aderire e di contribuire lasciando un commento e dandomi qualche consiglio.

Perciò rispondete, reagite, ditemi cosa ne pensate, cosa potrei fare o cosa vi convincerebbe a condividere una campagna di questo tipo!

[A breve la traduzione anche in inglese e in francese]

Job Interviews: Hot to Succeed in Any Situation [Infographic; Interview Success Formula]

Today I was surfing on the Internet looking for some interesting job opening and I chanced upon this funny infographic. On April 9, Interview Success Formula gave its formula to succeed in every kind of Job Interview.It compares the 5 most common types of interview (in-person, phone, testing, video and group) and it jokes the Interviewers about their character (Robot, Bored Supervisor, Intimidator, Clueless Boss, Youngster, Nice Guy, Detail-Oriented Boss, Innovator, Seasoned CEO).

I don’t think actually that this infographic could be the solution to the job-interview issue, but it’s surely a nice way to reason about this topic and take some tips laughing.

How to Succeed in Any Job Interview

Social Media e Lavoro: Le Company Pages su Linkedin

Trovandomi in questo momento alla ricerca di un’occupazione professionale, ritengo possa essere interessante mettere in luce alcune competenze o il modo in cui intenderei lavorare in determinati settori qualora me ne fosse data l’opportunità.

Recentemente ho cominciato a interessarmi in maniera concreta al Social Media Marketing e al Digital Marketing. Mi piacerebbe sfruttare lo spazio di questo blog per parlarne e illustrare il funzionamento di alcuni strumenti.

Un tool che non è ancora molto conosciuto o spesso non viene sfruttato a sufficienza sono le Company Pages su Linkedin. Di seguito riporto una presentazione in cui vengono raccolti consigli e best practice delle imprese che meglio hanno saputo sfruttare questo strumento nel 2012.


Pochi mesi fa Susan Gunelius indicava dalle colonne di Forbes alcuni semplici passi per creare una Company Page che sapesse rispondere ai bisogni delle imprese:
  1. Write a compelling summary.
  2. Add products and services.
  3. Make sure your most important product is listed first.
  4. Capture attention with a fantastic cover image.
  5. Add career information.
  6. Ask your employees to connect with your page.
  7. Ask for product and service reviews.
  8. Publish some company updates to make your Page look useful.
  9. Promote your LinkedIn Company Page.
  10. Use featured updates to highlight important content.
  11. Use targeted updates to promote more effectively.

Per chi è interessato al mondo di Linkedin e a trovare nuovi modi creativi di sfruttare gli strumenti a disposizione, consiglio caldamente gli interventi di Stefanie Sammons sul sito socialmediaexaminer. Esperta di online influence, mostra i punti di forza dell’impiego creativo di queste pagine a seconda del fine perseguito:

#1: LinkedIn — Develop a Campaign

#2: HubSpot — Create Leads

#3: CNBC — Cross-Promote Other Social Channels

#4: Facebook — Find New Talent

#5: American Airlines — Engage Your Audience

Facendo un po’ di benchmark e studiando come si sono mosse queste compagnie, è possibile ottenere degli ottimi risultati per la propria pagina anche senza avere il loro stesso potere.

Il modo migliore di concludere questa riflessione è, senza dubbio, riproporre due webcast di Linkedin e Hubspot:

* il primo è volto a spiegare come utilizzare le Company Pages di Linkedin per i propri affari. In particolare, alla fine della presentazione si dovrebbe essere in grado di:

  1. creare una Company Page su misura per i bisogni specifici della propria società;
  2. Promuovere efficacemente prodotti e servizi;
  3. Incoraggiare la condivisione dei contenuti presenti nella pagina.

* il secondo, invece, cerca di far comprendere l’importanza di avere molti follower per la propria pagina e come assicurarseli

Sono certo che l’utilità di questi strumenti sia chiara a tutti, ma spesso le imprese non hanno il tempo e le competenze per realizzare in maniera efficace una pagina di questo tipo. Se vi interessa e avete bisogno di una mano, venite a trovarmi su LinkedIn!

Farsi assumere con Twitter

In queste settimane di intensa ricerca di lavoro si tentano un po’ tutte le strade. Rispetto a qualche anno fa, i social media ricoprono ora un ruolo centrale – ma si tratta di affermazioni di circostanza. Sicuramente agli albori di Facebook ognuno di noi si è bruciato due o tre candidature per stage o lavori a causa di una foto fuori posto o di qualche impostazione della privacy fuori posto.

Oggi vogliamo provare a sottolineare le potenzialità di Twitter quale mezzo per la ricerca di lavoro. Bacheca ormai di annunci di lavoro, il social dei cinguettii ha rivoluzionato il modo di preparare ed esporre il proprio CV. Diversi siti e blog se ne sono occupati negli ultimi due anni: sul blog di Cliccalavoro si possono trovare pochi utili consigli per cominciare, mentre alcune applicazioni complementari sono state consigliate da IlSole24Ore e Fastweb. Il Wall Street Journal ha voluto invece sottolinearne le straordinarie potenzialità dedicando un ampio spazio al tema un paio di giorni fa.

Nell’articolo The New Résumé: It’s 140 Characters potete trovare diverse testimonianze di head hunter che spiegano in che modo stia rapidamente cambiando la loro professione e quella di chi – essendo sprovvisto – ne ricerca una.

La ricerca di un lavoro su Twitter può essere difficile, soprattutto perché unisce le dimensione privata e professionale di una persona in un unico profilo. Di seguito riporto alcuni suggerimenti raccolti da reclutatori, persone in cerca di lavoro e career experts, su come meglio sfruttare al meglio il social network:

  • Seguire le imprese – e, se possibile, anche i loro singoli Hiring Managers o i dipendenti – per le quali si desidera lavorare.
  • Ri-twittare e discutere con i responsabili delle assunzioni e dipendenti delle aziende di interesse. Se attualmente siete impiegati, è possibile inviare messaggi diretti ai datori di lavoro una volta stabilito un rapporto.
  • Usare il profilo per dire che stai cercando un lavoro. In questo modo sarà possibile provare nella prassi anche delle competente in materia di social media, sempre assicurandosi che la foto o i contenuti vi mettano in una luce positiva sotto il profilo professionale.
  • Non rinunciare tweet personali o spiritosi: gli Hiring Manager vogliono avere un’idea di come potreste comportarvi con i colleghi. Evitando tuttavia di essere inopportuni.
  • Usare hashtag in grado di mettervi in relazione con persone che condividono gli stessi interessi professionali e personali. A questo proposito, Mashable ha creato un video che spiega in maniera elementare come utilizzare al massimo della potenzialità questo strumento:
  • Non offendetevi se qualcuno non risponde al commento. Molte persone gettano solo un’occhiata a Twitter e non leggono con attenzione i messaggi degli altri o le interazioni.
  • Creare un curriculum di 140 caratteri, un breve riassunto descrive le tue abilità, quello che ti interessa e come un reclutatore potrebbe saperne di più. Prendere in considerazione anche la creazione di un video di Vine, video da sei secondi che permettono di mettere in evidenza le vostre abilità.

Tra le diverse applicazioni basate su Twitter, la più celebre è TwitJobSearch che permette di localizzare le offerte di lavoro che sono state registrare con un tweet. Per chi fosse curioso, a questo indirizzo trovate una lista di widget grazie ai quali è possibile arricchire il proprio sito internet.

[Ho un problema a inserire dei JavaScript all’interno dei miei post. Qualcuno ha idea di come risolvere i problemi di compatibilità di WordPress con alcuni applet Java?]

Colloqui e dintorni: Telephone Interviews

Tra poco più di ventiquattro ore dovrò affrontare per la prima volta un colloquio telefonico in lingua inglese. Nel corso di queste prime settimane di disoccupazione ho avuto modo di discutere via skype in francese, spagnolo e portoghese accorgendomi di quanto – tra neolatini – non fosse poi impossibile riuscire a farmi valere quando effettivamente il mio profilo corrispondeva a quanto era richiesto in sede di tale colloquio.

Tuttavia l’avvicinarsi di questo colloquio mi lascia una certa inquietudine. La società in questione, secondo la migliore tradizione dei colloqui di che proviene dal mondo della new economy, ho passato una prima ora di colloquio in francese a 360* e un assessment in linea composto da due batterie di test di logica cervellotici e complessi da risolvere freneticamente e 108 batterie di domande per tracciare il mio profilo psicoattitudinale. Non so che cosa aspettarmi per domani, quindi raccolgo tips in giro per il web cercando di prepararmi al meglio. Non sarò l’unico in questa situazione e chi già è passato potrà darmi magari consigli preziosi.

eFinancialCareers ha proposto una serie di video nella propria TV su Youtube per orientarsi in questa situazione e ne ripropongo un paio di seguito:

How to Succeed with Phone Interviews

How to Answer ‘Tell Me About Yourself…’


In un articolo del 2007 presente nel suo blog, Penelope Trunk, fondatrice di Brazen Careerist, indica invece cinque ways per fare al meglio un colloquio telefonico:

  • Attend to your surroundings
  • Dress for the part
  • Stand up
  • Prepare for the most obvious questions
  • Don’t forget to close

Sempre nello stesso sito si possono trovare articoli interessanti, quali:

A sua volta Jobsearch.about riserva una sezione significativa alle telephone interviews. Job-interview-wisdom ha proposto una lista delle dieci domande più ricorrenti in un colloquio di questo tipo:

  1. Why did you leave your last job? Why do you want to leave your current job? How did you lose your last job?
  2. What are you currently earning?
  3. What are your salary expectations?
  4. Will you relocate?
  5. Will you travel? What % of overnight travel would you be willing to do on a monthly basis?
  6. On a scale of 1 -10, how would you rank your skill level of: (fill in the blank)? (computer skills; computer programs like PowerPoint, Excel, Word, ProE; computer systems like SAP or JDE; quality systems like ISO, TS-16949; manufacturing processes like injection molding, machining, casting; global sourcing; or other specific skill requirements.)
  7. What are your career goals?
  8. What are your greatest strengths?
  9. What was your greatest accomplishment? Also, what were your 3 greatest accomplishments
  10. When could you start working here?

Ci sarebbe ancora molto da scrivere, ma mi limito a segnalare in ultima istanza che anche i principali quotidiani anglofoni online, come il Guardian per esempio, danno qualche consiglio in materia. E voi? Siete d’accordo? Avete qualche consiglio o qualche esperienza da raccontare?

 

 

 

 

Ecco chi ci dice cosa pensare: vi presento gli Spin Doctors

Ivy Ledbetter Lee

Alcuni di loro amano definirsi risolutori, altri fixer, altri ancora consiglieri o portavoce. Una professione, quella delle relazioni pubbliche, che viene fatta tradizionalmente risalire all’operato del leggendario Poison Ivy Ledbetter Lee per conto di John D. Rockefeller nel 1914. In seguito al massacro dei lavoratori della Standard Oil in sciopero a causa delle pessime condizioni di lavoro, il ricco petroliere decise di assumere Ivy Lee per riparare la propria immagine. Questi si rese conto della possibilità di manipolare i fatti dal momento che potenzialmente le persone possono credere a qualunque cosa, tutti gli avvenimenti possono essere adattati e interpretati. Negli anni successivi si registrarono progressi straordinari nell’industria del tabacco, quali l’emancipazione femminile attraverso il fumo di Bernays e i concorsi di Lucky Strike.

La professione negli anni ha conosciuto un’importante evoluzione e nell’era dell’informazione ricopre un ruolo più che mai fondamentale. Già Kissinger sosteneva che la politica fosse una questione di potere ed il potere è un magnifico afrodisiaco. All’alba del ventunesimo secolo, dalle colonne dell’Economist ricominciava il processo di riflessione circa il ruolo della comunicazione e dell’informazione nella politica coeva. La riflessione all’’epoca diventò di stretta attualità dal momento che l’opinione pubblica cominciò a

Alastair Campbell e Tony Blair

interrogarsi circa l’operato di Alastair Campbell, consigliere di Tony Blair fino al controverso suicidio dell’esperto nucleare David Kelly nel 2003. Le sue vicende hanno ispirato diverse serie e un film sotto la direzione di Armando Iannucci: in primis lo show comico The Thick of It, il film In the Loop (2009) e il più recente Veep girato nel 2012.

La serie televisiva “Scandal” della abc

Nello stesso periodo venne pubblicato il romanzo Amanda Platell Scandal (1999) in cui l’autrice racconta episodi che affondano le proprie radici con ogni probabilità nelle sue vicende personali. L’omonima la serie tv creata da Shona Rhimes (disponibile in streaming su questo blog) ricrea diverse situazioni che illustrano in una modo sensazionalistico il modus operandi di questa categoria professionale.

L’interesse per questo genere di professione e, di conseguenza, la presenza di questo tema sul mio blog non è però imputabile al clamore che potrebbe essere suscitato dalla scoperta di figure che si nascondo dietro le scelte delle persone più influenti o la distribuzione di notizie.  Potremmo considerare le motivazioni che hanno portato il ritorno in patria di Lenin e la conseguente rivoluzione bolscevica, ma dovremmo parlare di quegli avvenimenti come dell’11 settembre, delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein o della morte di Bin Laden.

Un nuovo corso per le relazioni pubbliche era già stato annunciato nel luglio 2011, quando l’Economist titolava “gli spin doctors fanno sul serio” riferendosi ai mercati finanziari. Secondo la definizione del dizionario Oxford, uno spin doctor è a spokesperson employed to give a favourable interpretation of events to the media, especially on behalf of a political party.

Improvvisamente anche la stampa italiana ha scoperto questo termine ed ha cominciato ad abusarne a destra e a manca per mostrare quanto, con quasi un secolo di ritardo, fosse al passo coi tempi. Se vogliamo un esempio di “spaghetti spin doctor”, possiamo pensare al ruolo di Gori nella campagna elettorale di Renzi per le primarie del centrosinistra nel 2012: un uomo che viene dalla comunicazione e che è in grado di interpretare e influenzare il corso degli eventi a favore del proprio protetto.

Allora quello che è rilevante per me oggi non è capire i protagonisti degli inciuci che si nascondono dietro i vari personaggi, ma piuttosto i modelli che stiano alla base delle dinamiche che li determinano. In materia di competizione elettorale raccomando a questo proposito il lavoro in sede di dottorato del Dott. Puglisi, oggi docente ricercatore presso l’Università Bocconi (pagina personale).

Gli strumenti che vengono impiegati sono spesso gli stessi utilizzati nel mondo del marketing, solo che si stanno impiegando per vendere un prodotto politico. In un articolo del 2011 il professor Dominici dell’Università di Palermo analizza benefici e limiti dell’applicazione della teoria dei giochi al marketing nell’articolo Game theory as a marketing tool: uses and limitations. La precondizione di razionalità degli attori comporta sicuramente un limite, ma questo non impedisce di costruire matrici verosimili quando si tratta per esempio di pubblicità.

In effetti una diversa interpretazione della CPA, come da suggerito, e un impiego opportuno del punti focale di Schelling, ovvero l’aspettativa di ogni giocatore su quello che gli altri si aspettano che lui si aspetti di fare, permetterebbero di elaborare modelli quanto più possibile aderenti alla realtà e, pertanto, dotati di grandi efficacia.

Un’alternativa descrittiva alla teoria dei giochi è quella proposta dalla teoria del prospetto. Negando i principio di razionalità, questa teoria trova una larga applicazione nelle condizioni di rischio. Ovviamente  tale argomento meriterebbe un ampio approfondimento che non è possibile fornirvi in questa sede, quindi rimandando al futuro una sua analisi indirizzo brevemente verso il paper di J Levy (2003) Applications of Prospect Theory to Political Science.

Per chi volesse infine avventurarsi in questo mondo leggendo un manuale completo sull’argomento, consiglio A Theory of Media Politics di John ZALLER (2004), dispensa preziosa e disponibile gratuitamente.